Qui non si parla di vintage: si parla di vera e propria mitologia.
Ormai siamo nell'epoca in cui, se si vuole acquistare un'auto, si ha l'imbarazzo della scelta: le case produttrici straniere hanno invaso il mercato, a discapito di quelle italiane che resistono perlopiù con il nome di Fiat o al massimo con quelli di Alfa Romeo e Lancia, conservati per questioni puramente di appeal ma sempre facenti capo alla casa automobilistica torinese. Le Autobianchi e le Innocenti non esistono più da tempo, soppiantate dalle varie Dacia, Skoda, Chevrolet e chi più ne ha più ne metta.
Una volta non era così. Erano i ruggenti Anni Ottanta e un bambino come me, che all'epoca aveva cinque-sei anni circa, non aveva difficoltà a riconoscere tutti i (pochi) modelli di auto che vedeva per strada; roba che se un domani dovesse farla un mio ipotetico figlio, lo porterei subito ad una visita di controllo. Giuro: se scopro che un bimbo di prima elementare conosce tutti i modelli della Daihatsu presenti sul mercato italiano, inizio a preoccuparmi seriamente. Allora, dicevo, la scelta delle macchine era decisamente meno ampia rispetto a quella di oggi, per quanto la concorrenza estera - in particolare delle case automobilistiche francesi e tedesche - si stesse facendo sempre maggior strada nel mercato italiano. La Fiat, che oltre all'eterna Panda aveva praticamente avuto un buon riscontro di mercato solamente dalla Uno - la Ritmo era sul viale del tramonto, la Regata si inseriva in una fascia di mercato con concorrenza spietata, la Croma era un'ammiraglia e in quanto tale non certo destinata a diventare un prodotto nazionalpopolare e l'Argenta che... già, chi se la ricorda la Fiat Argenta? -, aveva bisogno di trovare un nuovo colpo di genio.
Ed è qui che entra in gioco la FIAT DUNA.
Voglio simulare un ipotetico dialogo tra i progettisti FIAT di allora (inverosimile ma forse neanche troppo).
- "Ragazzi, qui dobbiamo inventarci qualcosa, che ci sono gli Agnelli lì che aspettano novità."
- "E ti pare facile? Guarda un po' cosa abbiamo prodotto negli ultimi anni. Se non fosse che ci ha salvato il culo la Uno...".
(L'ideatore dell'Argenta interviene nel discorso).
- "Perché non facciamo una bella berlina a tre volumi? Quelle non passano mai di moda... vedi la Croma.".
- "A parte che la Croma è nata per rimediare alla cazzata che hai combinato tu, io sinceramente non sono tanto sicuro di quello che stai dicendo: con la Regata aziendale è sempre un casino parcheggiare in centro in retromarcia.".
- "Dai vabbé, sentiamo l'idea".
- "Hai presente quella roba che abbiamo progettato per il Sudamerica lo scorso anno?".
- "Quale? Quella mucchio di ferro buono giusto per le mulattiere? Ma se esiste solo perché ci avanzavano un sacco di pezzi delle altre...".
- "E meglio, risparmiamo no? Alla fine pure qui abbiamo 127 invendute e telai di Uno da buttare... basta solo dargli una sistemata. E qualche fanale posteriore di Fiorino si trova sempre, su".
- "Bah, a me pare una puttanata".
- "Hai un'idea migliore?".
Bussano alla porta. TOC TOC.
- "Sì?".
(Risponde una voce con l'erre moscia).
- "Sono l'Avvocato. Posso EntVaVe?".
- "Avvocato prego! Si accomodi!".
- "Bene, caVissimi. Cosa mi Vaccontate?".
- "Avevamo giustappunto progettato la nuova, rivoluzionaria vettura di casa Fiat, destinata a dare ulteriore lustro al nostro marchio. Avvocato, è con viva commozione che le presentiamo la nuova Fiat Duna!".
- "Ma non era una puttanata?", disse sottovoce l'ideatore dell'Argenta al collega.
- "Sì, ma pareva brutto dirgli che non avevamo pensato nemmeno a quella".
Tant'è, l'idea geniale avuta in quel summit (forse avvenuto in termini un po' diversi, ma comunque avvenuto) avrebbe convinto la famiglia Agnelli, che mise in produzione la vettura sperando che la somiglianza con la Uno non si riducesse al solo aspetto esteriore. I padroni del vapore, tuttavia, dopo quattro anni (stessa durata di vita dell'Argenta, guarda un po'), decisero che era arrivata l'ora di dire basta. La Duna non solo era buona solo per suicidarsi con il gas di scarico all'interno del garage, ma spesso il suo acquisto era proprio il motivo dello stesso suicidio (questa l'ho copiata da un libro letto anni fa, credo di Gene Gnocchi). Tuttavia, l'eco del suo fallimento è giunta sino ai giorni nostri, grazie all'ironia generata dalla sola concezione di una vettura simile. Negli Anni Novanta il popolare periodico "Cuore" dedicò alla Duna un calendario, forse il punto più alto raggiunto dall'automobile in assoluto. Non l'unico acuto però: qualche ardimentoso ha, a tutt'oggi, il coraggio di continuare a rinnovare il dominio www.fiatduna.it (magari non di aggiornarlo, ma quello sarebbe già chiedere troppo) che almeno per il momento contribuisce a tenere viva la memoria di questo veicolo che l'ACI ritiene "di interesse storico". A ragione: in fondo, la Duna è stato un po' il simbolo di quell'Italia illusoria e i cui fallimenti si sarebbero verificati a scoppio ritardato qualche decennio dopo.
PS: non metto il link perché non voglio far pensare che si tratti di una marchetta, ma andate su subito.it e, dopo aver cliccato sulla regione Sardegna, digitate "fiat duna" nel modulo di ricerca. Ad oggi, 2 ottobre 2014, qualcosa trovate. Giuro.










