Contrariamente rispetto al solito, oggi non racconterò una storia legata al calcio; inauguro piuttosto un nuovo filone, molto meno “poetico” rispetto agli articoli precedenti ma probabilmente in grado di destare maggior curiosità e, in diversi casi, qualche ricordo dei tempi che furono.
Una cosa che ha sempre solleticato la fantasia nel tifoso di Serie A è l’arrivo di un nuovo giocatore straniero, più o meno qualificato. Certo, la sentenza Bosman ha portato a quello che è il calcio di oggi, dove è molto più difficile trovare una squadra composta prevalentemente di giocatori “indigeni” rispetto ad un’altra imbottita di stranieri, ma il fascino della possibile scoperta arrivata dal nulla (o quasi) non smette di stuzzicare l'immaginazione di noi sostenitori.
Partendo da questo presupposto, mi è venuta in mente una sorta di gioco: teorizzare una Top 11 di una nazione che ha donato i propri esponenti al nostro calcio dal 1980 (anno della riapertura delle frontiere) in poi. In questa ideale prima puntata il protagonista è il Brasile, da sempre generoso fornitore di materiale pedatorio alle nostre latitudini. La mia squadra immaginaria si schiera con il 4-3-1-2 ed è composta come segue.
Portiere: JULIO CESAR. Avrei potuto scegliere anche Dida, ma ho preferito premiare il più regolare e continuo dei due. Estremo difensore reattivo e sicuro, riveste un ruolo fondamentale nelle vittorie dell’Inter della seconda metà del decennio scorso.
Difensore destro: CAFU. Anche qui il ballottaggio con Maicon non era dei più semplici. Il pendolino ex Roma e Milan ha comunque dimostrato di saper essere efficace anche a trentotto primavere suonate, cosa che l’attuale terzino di Garcia deve ancora dimostrare.
Difensore centrale destro: ALDAIR. Tredici anni (e uno scudetto) a Roma, tanto implacabile in difesa quanto elegante nell’impostare. C’è stato un periodo della sua carriera in cui dava l’impressione di migliorare invecchiando.
Difensore centrale sinistro: THIAGO SILVA. Uno dei più forti difensori degli ultimi anni ha vissuto la propria fase di crescita maggiore con la casacca del Milan, che lo ha consacrato ad altissimi livelli.
Difensore sinistro: SERGINHO. L’esperienza italiana di Roberto Carlos è durata troppo poco per garantirgli un posto in questa Top 11. Premio pertanto il concorde ex Milan per motivi analoghi a quelli citati per l’ex compagno Cafu: si è dimostrato in grado di macinare la fascia sino a tarda età.
Mezzala destra: CEREZO. Ragionatore di centrocampo con la vocazione al gol, la Samp di Vialli e Mancini deve tanto a questo vecchietto in grado di giocare ad alti livelli fino a quarantatré anni.
Regista: FALCAO. Prima che nascesse calcisticamente Totti, l’ottavo re di Roma era lui. Quando si cita il termine “volante” inteso come elemento in grado di giocare davanti alla difesa in modo da far partire l’azione (quello che da anni fa Pirlo, insomma), chi ha un po’ di memoria storica pensa immediatamente a lui, complice il numero 5 che portava sulle spalle.*
Mezzala sinistra: EMERSON. Non proprio un interno sinistro (in realtà il centrocampo è composto da tre registi tutti complementari tra loro) ma comunque uno dei centrocampisti più completi del panorama internazionale nel primo decennio del nuovo secolo: grinta, visione di gioco e capacità di segnare con regolarità le sue qualità principali.
Trequartista: KAKÀ. Non ci riferiamo ovviamente all’ultimo Kakà visto in Italia ma a quello che arrivò ragazzino e andò al Real Madrid con i crismi del fuoriclasse assoluto. Capace di decidere partite e campionati da solo, soffia il posto da trequartista a Zico per cui vale il discorso fatto per Roberto Carlos: fenomeni indiscussi, ma qui da noi hanno bazzicato – purtroppo – per troppo poco tempo.
Prima punta: CARECA. Quando si parla di fenomeni brasiliani, spesso ci si dimentica il suo nome. A Napoli venne – per forza di cose – in parte oscurato dall’immenso Maradona, in Nazionale non fu fortunato (non partecipò alla vittoria del Mondiale 1994 per sopraggiunti limiti di età e le precedenti selezioni in cui ha militato non avrebbero raggiunto risultati eccelsi) e a livello mondiale trovò un certo Van Basten a contendergli la palma di miglior centravanti al mondo; nonostante tutto questo, era un attaccante tanto elegante quanto efficace sotto porta.
Seconda punta: RONALDO. Mi piace pensare a una frase che disse Federico Buffa nel descriverlo: “se avesse avuto due ginocchia sane e una migliore assimilazione dei carboidrati, sarebbe sul tetto del mondo in compagnia di quei due” (vale a dire Pelé e Maradona). Niente da eccepire: un vero e proprio alieno sinché le gambe lo hanno sorretto, quando si ritrovò a dover cambiare modo di giocare divenne un implacabile cecchino d’area di rigore.
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*Sino agli anni Cinquanta, uno dei sistemi di gioco più diffusi al mondo era quello del “metodo”, che prevedeva una linea difensiva composta da due terzini a protezione del portiere e, davanti a questi, una linea di tre mediani; mentre gli esterni erano più che altro dei difensori aggiunti, il centrale era colui che doveva iniziare l’azione (il cosiddetto “centromediano metodista) e, in genere, portava il numero 5.











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