Può un apparentemente anonimo ottavo di finale di coppa Italia essere in qualche modo legato al punto più alto toccato dal nostro calcio negli ultimi trent’anni e passa, vale a dire la vittoria ai campionati del mondo di Germania 2006? Evidentemente sì, se quell’ottavo di finale è Inter-Castel di Sangro della stagione 1998/99.
Allora, Massimo Moratti era ancora un giovane presidente entusiasta disposto a spendere e spandere per far grande la propria squadra e, a dirla tutta, sembrava pure sulla buona strada: appena cinque mesi prima la sua Inter, che annoverava tra i propri ranghi campioni quali Djorkaeff, Zamorano, Simeone e il Fenomeno Ronaldo, si aggiudicò la Coppa Uefa battendo con un secco 3-0 la Lazio di Eriksson in una finale tutta italiana disputatasi al Parco dei Principi. Tutto, compreso l’ulteriore rafforzamento della squadra con l’acquisto di Roberto Baggio e di tanti giovani di belle speranze quali Pirlo, Ventola, Silvestre e Dabo, lasciava presagire all’inizio di un ciclo vincente, mentre invece il campionato in questione sarebbe stato solo l’inizio di un digiuno di titoli lungo sette anni per i nerazzurri.
Alle (apparentemente) illimitate disponibilità finanziarie di Moratti si contrapponeva in maniera netta il Castel di Sangro. I giallorossi rappresentavano un paesino di seimila abitanti situato sulle montagne abruzzesi, dove con la giusta dose di passione e un po’ di sana sfacciataggine si era arrivati, poco più di due anni prima, a disputare la B raggiungendo un’insperata salvezza ai danni di compagini ben più attrezzate quali Cosenza, Cesena, Palermo e Cremonese. Questo sarebbe stato il punto più elevato raggiunto dal Castel di Sangro nella propria storia: la retrocessione dell’anno successivo avrebbe sancito l’inizio di una fine che avrebbe portato il club a sprofondare via via nelle serie inferiori, sino alla scomparsa definitiva nel 2012, quando i troppi debiti resero impossibile l’iscrizione al campionato di Promozione. Allora, tuttavia, la squadra allenata da Antonio Sala lottava per l’accesso ai play-off che avrebbero consentito un pronto ritorno in cadetteria e il match con l’Inter rappresentava un’ottima vetrina per permettere ad ambiente e giocatori di mettersi in mostra.
La formula della coppa Italia di quegli anni era decisamente meno sbrigativa di quella odierna, con gare di andata e ritorno già durante gli ottavi di finale. Ma se pensate che l’Inter dei campionissimi si sbarazzò facilmente dei ragazzi venuti dalla provincia, vi sbagliate di grosso. All’andata, giocata a San Siro il 28 ottobre 1998, i nerazzurri domineranno sì per un tempo, ma chiuderanno con un misero 1-0 firmato da Ventola rischiando di subire il pari nelle battute finali, scatenando ulteriormente le ire di una tifoseria già indispettita dal modesto rendimento in campionato. Nella gara di ritorno andò anche peggio: i nerazzurri passarono in svantaggio a causa del gol di Bernardi al 76’, salvo poi centrare il pari grazie ad un contestato rigore trasformato da Djorkaeff. Supplementari scampati e Inter che sarebbe rientrata dall’Abruzzo con il passaggio del turno in tasca.
Adesso, per spiegare qual è il legame tra questa partita che di fatto non ha cambiato le sorti del nostro calcio e il nostro trionfo ai Mondiali, riporterò fedelmente i tabellini delle gare di andata e di ritorno.
28/10/1998 - INTER - CASTEL DI SANGRO 1 - 0
Marcatore: Ventola al 25' p.t.
INTER: Frey; Camara, Simeone, Colonnese, Milanese; Zanetti, Zé Elias (Silvestre 37' s.t.), Dabo (Cauet 26' s.t.); Pirlo; Kanu, Recoba (Ventola 25' p.t). All.: Simoni
CASTEL DI SANGRO: Cudicini; Rimedio, Cesari, Bianchini, Tresoldi; Stefani, Sensibile (Galuppi 45' s.t.), Cangini, Pagano (Alessandrì 45' s.t.); Baglieri, Bernardi (Iaquinta 22' s.t.). All.: Sala
Arbitro: Tombolini
11/11/1998 - CASTEL DI SANGRO-INTER 1 - 1
Marcatori: Bernardi 31', Djorkaeff (rigore) 33' s.t.
CASTEL DI SANGRO: Cudicini; Rimedio, Bianchini, Bandirali, Tresoldi; Sensibile, Galuppi (Scala 21' s.t.), Cangini; Pagano, Baglieri (Polenghi s.v.), Bernardi (Iaquinta 46' s.t.). All. Sala.
INTER: Frey; Camara, Bergomi, Silvestre, Milanese; Winter, Paulo Sousa (Cauet 34' s.t.), Simeone (Dabo 34' s.t.); Djorkaeff , Ventola, R. Baggio (Pirlo 15' s.t.). All. Simoni.
Arbitro: Tombolini
Ebbene sì: in questo tabellino – oltre a un Cudicini che qualche tempo più tardi sarebbe diventato uno dei più apprezzati portieri della Premier League – figurano i due giocatori che ci hanno permesso di iniziare nel migliore dei modi la rassegna iridata in terra germanica, allorquando battemmo il Ghana con un perentorio 2-0. Pirlo, nel 1998 promettentissimo trequartista stritolato dalla tanta concorrenza in nerazzurro, e Iaquinta, al tempo giovane attaccante che ben figurava in C1, otto anni dopo sarebbero stati protagonisti di una serata indimenticabile per milioni di italiani, la prima vittoria ad un Mondiale. Ma l’11 novembre 1998 non fu, per tanti interisti, solamente la data in cui dovettero registrare un sofferto pareggio in casa di una delle più piccole realtà del calcio professionistico italiano: fu anche il giorno in cui ricevettero la notizia che a partire dalla stagione successiva un nuovo allenatore si sarebbe seduto sulla panchina della loro squadra. Il tecnico in questione era un certo Marcello Lippi.
A questo flebile contatto tra la realtà del paesello in provincia de L'Aquila e la capitale teutonica, va inoltre ad aggiungersene un altro ben più consistente. Nel gennaio di quello stesso anno il supertifoso Luigi Guidoni, molisano ma originario proprio di Castel di Sangro, issò la bandiera della propria squadra del cuore a due passi dal Museo del Muro. I colori giallorossi del vessillo, a cui si aggiungeva il nero di una scritta, hanno evidentemente catalizzato una certa curiosità nei vigilanti del museo berlinese, tanto che, dopo averla lasciata in bella mostra per due giorni, hanno pensato di congiungerla con gli altri cimeli in esposizione. Guidoni dichiarerà di aver esposto quella bandiera per scommessa, e che le incuriosite autorità locali l'avrebbero spogliato di tutti i gadget, con sua estrema soddisfazione. Non pago, il simpatico sostenitore affermò che in caso di seconda salvezza consecutiva degli abruzzesi il suo obiettivo seguente sarebbe stato la Tour Eiffel. Peccato che ciò non si sia verificato: se la cabala ha un valore, magari la nazionale italiana avrebbe vinto anche i mondiali francesi (guarda caso, sempre del 1998).