Nella mia pagina facebook ho riassunto con una battuta il mio pensiero sulla sessione invernale del calciomercato invernale targato 2015: soldi pochi se non pochissimi e prestiti o rescissioni contrattuali come se piovesse.
Il prestito con diritto di riscatto, moda lanciata da Lotito qualche stagione fa e divenuta di grande appeal in questi tempi di vacche magre, sta conoscendo delle evoluzioni impensabili: si parte appunto inizialmente dal cosiddetto diritto di riscatto (tradotto: prendi in prestito e se poi il giocatore ti piace lo compri), ci si sposta all’obbligo di riscatto (tradotto: per ora non paghi, ma poi che ti piaccia o no a fine stagione il giocatore me lo compri in ogni caso) e si arriva a durate del prestito stesso una volta inimmaginabili, come 18 o 24 mesi. Insomma, un modo come un altro per muovere le acque. Ma quanto produttivamente?
A guardare le tabelle acquisti/cessioni di calciomercato, si direbbe ben poco: molti di noi hanno avuto sicuramente un senso di deja-vu nel leggere alcuni nomi accostati a squadre che in passato li hanno scartati senza troppi complimenti. La Fiorentina è riuscita addirittura nel tris: oltre a Gilardino, bomber il cui ricordo è ancora abbastanza fresco in curva Fiesole, sono tornati Diamanti (che conobbe il Franchi nell’anno della C2 successiva al post-fallimento, quando i gigliati si chiamavano Florentia Viola) e Rosati, destinato come lo scorso anno a rivestire il ruolo di portiere di riserva. Ma anche le grandi della tradizione italiana Juventus, Inter e Milan non hanno resistito alla tentazione di compiere almeno un dietro-front: i bianconeri hanno ripreso in prestito proprio dai milanesi rossoneri quel Matri che due anni e mezzo fa partì alla volta del capoluogo lombardo garantendo alla società di Agnelli un’entrata tutt’altro che disprezzabile, i nerazzurri hanno riportato alla Pinetina Davide Santon, spedito in Inghilterra dopo essere stato sacrificato sull’altare dei vari Nagatomo e Jonathan, mentre il patron Galliani ha scelto di riaccogliere il figliol prodigo Antonelli, partito da Milanello per poi cercare (e trovare) fortuna nel resto d’Italia. Piccola riflessione a margine: se invece di farsi soffiare per due lire sia lui che Darmian la società di via Turati fosse stata a suo tempo più lungimirante, oggi Inzaghi si ritroverebbe una coppia di terzini da nazionale a costo zero; evidentemente puntare su Constant, Didac Vilà, Taiwo e compagnia cantante doveva avere un qualche senso…
Nella girandola dei graditi ritorni si inseriscono anche l’Empoli e il Genoa, che riabbracciano rispettivamente Saponara e Borriello: se per i toscani la trattativa ha
un suo perché – in fondo, il ragazzo fu profeta in patria prima di cercare invano fortuna proprio nel Milan – , fatico a poter dire altrettanto dei liguri: per carità, sotto la Lanterna – sponda rossoblu - Borriello si è espresso ai livelli più alti in carriera, ma ora arriva alla soglia dei 33 anni con uno stato di forma certamente minato dalla ruggine accumulata tra Londra e Roma e in sostituzione del già citato Matri che tanto bene stava facendo; Gasperini dovrà essere bravo a levargli via la polvere per l’ennesima volta, altrimenti il campionato da applausi del Grifone – comunque in netta flessione nelle ultime giornate – rischia di trasformarsi in anonimo in men che non si dica.
Qualche appunto sparso a margine: acclarato che già diverse squadre hanno beneficiato dei frutti del mercato invernale (l’Atalanta con Pinilla e il Napoli con Gabbiadini gli esempi più freschi, ma non vanno dimenticati il Cagliari che grazie a Cop e Brkic in particolare ha conquistato tre punti pesanti con il Sassuolo due turni fa e Maxi Lopez decisivo in Cesena-Torino), gli ultimi (pseudo) botti lasciano qualche perplessità nella maggior parte dei tifosi attenti a seguire il mercato della propria squadra: la Juve non aveva bisogno di troppi ritocchi, pertanto perso Giovinco e richiamato al proprio capezzale Matri, si è concentrata su qualche
acquisto futuribile (Brignoli ma soprattutto Rugani) e ha preferito assicurarsi sin da subito Sturaro per rimpolpare un centrocampo ultimamente a corto di uomini; la Roma ha rinunciato a Chiriches puntando sull’usato sicuro Spolli e ha sostituito Destro, passato al Milan, con Doumbia, giocatore dagli ottimi colpi ma che deve avere il tempo di ambientarsi in una realtà calcistica totalmente nuova. Da valutare Ibarbo che deve dimostrare, dopo un mondiale sottotono e una prima parte di stagione a Cagliari non esaltante, di essere qualcosa in più di un giocatore dal potenziale eternamente inespresso.
Il Napoli, detto di Gabbiadini, ha messo a segno il colpo Strinic, anche lui protagonista contro il Chievo: tra lui e Ghoulam il dilemma della fascia sinistra dovrebbe finalmente esser stato risolto. Dinamica, ma forse non oculatissima, la Samp. Muriel, più che un sostituto del suddetto Gabbiadini, sembra un’alternativa ad Okaka, così come Eto’o, giocatore di classe eccelsa ma con motivazioni, carattere e funzionalità al progetto doriano decisamente opinabili. Considerando che è rimasto in blucerchiato anche Bergessio, i galli nel pollaio sembrano un po’ troppi. Anche negli altri reparti è stata forse fatta un po’ di confusione: Frison sostituisce Da Costa, il che non risolve il problema del tre “primi portieri” in
rosa, Muñoz – promesso sposo al Milan – è finito a Genova solo per evitare di marcire in tribuna dopo il mancato rinnovo con il Palermo, mentre Coda è stato inserito nella trattativa per Muriel solo perché l’Udinese si liberasse del suo ingaggio pesante; resta da verificare se l’argentino e l’ex-Livorno siano poi meglio della bandiera Gastaldello e del giovane Fornasier. In mediana Acquah è una sorta di doppione di Duncan (anche se obiettivamente Krstcic, passato al Bologna, andava sostituito), mentre Correa e Olinga sono giovani e promettenti e proprio per questo non andavano presi a stagione in corso. Nonostante i nomi più o meno altisonanti, sulla tenuta della squadra di Mihajlovic da qui a fine stagione resta comunque un punto interrogativo.
Pochi aggiustamenti per la Lazio, anche se dopo l’infortunio di Djordjevic il solo rientro di Perea dal Perugia può non bastare, mentre la Fiorentina saluta Cuadrado e scopre l’egiziano Salah, inseguito a lungo dalla Roma. L’Inter ha cambiato parecchio con gli arrivi – oltre che di Santon – di Shaqiri, Podolski e Brozovic, ma a Mancini (che obiettivamente sembra distante dal trovare la quadratura del cerchio) serviva sicuramente un puntello di valore al centro della difesa, acclarato che Vidic ha ormai sparato le cartucce migliori e che Ranocchia e Juan Jesus sono ben lontani dal potersi definire un’accoppiata di livello internazionale. I cugini del Milan hanno puntato forte sul Made in Italy, riportando entro i nostri confini Cerci e
Bocchetti, concedendo a Destro lo spazio che non poteva avere nella Capitale alle spalle del cannibale Totti e assicurandosi Paletta (argentino di nascita ma azzurro di maglia) a prezzo di saldo. Da valutare Suso, che varrà sicuramente più degli zero euro spesi per averlo ma che difficilmente può essere la risposta ai problemi dei rossoneri nella zona nevralgica del campo.
Pressoché invariate le situazioni di Sassuolo e Udinese, subisce l’ennesima – stavolta ingiustificata – rivoluzione il Genoa mentre il Torino punta, come detto poc’anzi, sulla voglia di riscatto dei sudamericani Maxi Lopez e Alvaro Gonzalez. Esterofili Cagliari, Chievo e Palermo, saggio il Verona che nonostante il campionato non esaltante si è limitato a puntellare una rosa che dovrebbe raggiungere la salvezza senza troppi patemi d’animo. Un plauso anche all’Atalanta che, oltre a Pinilla, prende Emanuelson con l’intenzione di farlo giocare per la prima volta da
quando si trova in Italia nel proprio ruolo di esterno di centrocampo. L’Empoli avrebbe forse necessitato di un’alternativa per gli eterni Maccarone e Tavano, mentre il Cesena è riuscito nell’impresa di indebolire ulteriormente una squadra già povera di qualità.
Chiusura, come da classifica, con il Parma: la situazione societaria attuale non permette un commento attendibile sul mercato dei ducali, che hanno sì portato a casa gente come Nocerino, Rodriguez e Varela, ma che in condizioni normali non avrebbero mai perso pezzi importanti come Cassano e Paletta. Ultima assurdità, la cessione al Chievo dell’unica prima punta abile e arruolabile rimasta in rosa, vale a
dire Pozzi: si spera per i tifosi emiliani che questa stagione ricca di contraddizioni termini il prima possibile e che il prossimo campionato si riesca ad organizzare con la serietà che la storia di questa società merita.