Nel calcio l’appellativo di vincente è spesso associato al campione di grido, quello in grado di risultare decisivo ad altissimi livelli. Alzi la mano chi, quando si parla di vincente, non pensa a Cristiano Ronaldo come a Messi, a Maradona come a Pelé. Potrà forse sconvolgere apprendere che per risultare dei vincenti non bisogna per forza sollevare trofei al cielo o vedere stampata la propria immagine sopra la copertina di un prestigioso rotocalco di settore.

Vincente è anche chi può dire di aver fatto qualcosa che nessun altro è mai riuscito a fare, trovando magari anche il tempo di emergere al di fuori del contesto pallonaro. È il caso di Antonio Martorella, recordman per caso (ma non troppo).

Il suo è un nome che probabilmente non ricorderanno in tanti, complice il fatto di non aver mai avuto – forse anche un po’ immeritatamente – una figurina Panini tutta per sé. Classe 1970, la sua carriera parte dalle giovanili del Pescara. Appena maggiorenne trovò giusto il tempo di respirare un po’ di calcio dei grandi pur senza esordire nel 1988/89, anno in cui gli adriatici si congedarono mestamente dalla A nonostante annoverassero in rosa due brasiliani di prestigio come l’ex torinista Junior e il numero 10 Tita.

L’annata successiva in B, cominciata sotto la gestione Castagner, si rivela avara di soddisfazioni per i biancazzurri; a campionato in corso arriva al capezzale del Delfino mister Edi Reja, che vede di buon occhio quell’aletta proveniente dalla squadra primavera e sceglie di responsabilizzarlo per la prima volta con una maglia da titolare, senza tuttavia caricarlo di eccessive pressioni: il risultato diede ragione al tecnico goriziano, dato che la sua squadra sconfisse il Brescia per 1-0 con gol proprio di Martorella, capace di battere il portiere avversario con un preciso colpo di testa – giocata non nel suo repertorio ma che, come vedremo più avanti, gli regalò le maggiori soddisfazioni in carriera - timbrando così quella che sarebbe rimasta la sua unica segnatura stagionale.

 

Passano le stagioni, cambiano i mister – da Reja si passò a Mazzone, il quale dopo un breve interregno di tredici giornate avrebbe ceduto il testimone a Galeone, graditissimo cavallo di ritorno – ma a non cambiare è lo score di Martorella, che con il tempo stava diventando il cosiddetto “giocatore da mettere su quando gli altri sono stanchi”, grazie al suo dinamismo e all’ottima tecnica di base. In 55 gare complessive disputate in serie B, il biondo esterno del vivaio di casa sarebbe riuscito a giocare dall’inizio alla fine solamente in sei occasioni, mentre ricevette 19 sostituzioni e fu protagonista di ben 30 subentri a gara in corso. Nei campionati 1990/91 e 1991/92, così come avvenne durante la prima annata tra i grandi, il numero di reti segnate si sarebbe fermato a una.

Nonostante lo score non propriamente da titolare – appena 15 presenze, con sette sostituzioni e otto subentri – mister Galeone ritenne evidentemente importante il contributo dell’ormai ventiduenne esterno, tanto che a seguito della promozione in A degli abruzzesi, il pioniere del 4-3-3 decise per la sua conferma. In un campionato che l’avrebbe visto retrocedere mestamente all’ultimo posto, il Pescara poteva vantare comunque degli elementi di indiscutibile qualità: si andava da Sivebaek, fresco campione d’Europa con la Danimarca, a Dunga, che poco più di un anno dopo, da capitano, avrebbe sollevato la Coppa del Mondo in quel di Pasadena davanti agli occhi colmi di lacrime del collega Franco Baresi; il centravanti era l’indimenticato Borgonovo, il libero l’ex promessa Righetti, a centrocampo c’era il talento di un Max Allegri in rampa di lancio e di quel Blaz Sliskovic che, da bravo slavo, era tutto genio e sregolatezza (con qualche sigaretta di troppo). In quella serie A di livello altissimo era difficile trovare squadre senza giocatori di talento, e i pescaresi non facevano eccezione, nonostante una retrocessione senza appello.

Capita così che, in circostanze favorevoli, anche una squadra ultima in classifica riesca a ritagliarsi un proprio scampolo di gloria. 30 maggio 1993: all’Adriatico si presentò la Juventus, che appena undici giorni prima si era aggiudicata la Coppa Uefa superando senza troppi affanni il Borussia Dortmund di Ottmar Hitzfeld. Una gara sulla carta senza storia tra due squadre separate da ben 22 punti in classifica in un epoca in cui la vittoria allora valeva due punti. E l’inizio non sarebbe stato certo incoraggiante per i pescaresi: pronti via e Penna Bianca Ravanelli batté Marchioro per il momentaneo 1-0 bianconero. Un rigore di Allegri al 32’ riporta in parità gli adriatici, che evidentemente durante l’intervallo fiutano l’appuntamento con la storia: dopo appena cinque minuti dal rientro in campo, Borgonovo porta inaspettatamente in vantaggio gli uomini di Zucchini (subentrato a Galeone a stagione in corso). Ci si aspetta una reazione veemente della squadra di Trapattoni, ma al 59’ arriva addirittura il 3-1, grazie a un’autorete di Carrera. I biancazzurri, ormai abbondantemente retrocessi, non avevano niente da perdere, così il loro mister buttò dentro al minuto 83 proprio Martorella, in luogo di Compagno: dopo appena tre minuti, il biondo esterno anticipò un certo Antonio Conte e fulminò Peruzzi con un altro gol di testa, esattamente come accadde nel giorno del suo esordio. A chiudere i conti pensò Palladini, futura bandiera dei biancazzurri. Pescara-Juventus 5-1: da allora, la Juve non avrebbe mai più subito cinque reti; Martorella, per l’unica volta in serie A, avrebbe messo il proprio marchio. Unica sì, ma indispensabile per il proprio futuro di recordman.

Le logiche di mercato degli anni Novanta, viste con gli occhi del poi, erano capaci di portare un ancor promettente giovane reduce dal campionato di A direttamente nei campi di provincia della C1: fu così che Martorella passò dal biancazzurro del Pescara a quello della SPAL, desiderosa di riscattare la fresca retrocessione dalla B. Missione fallita, ma Martorella, dopo le prime due stagioni in ombra (con 28 presenze e tre gol complessivi), giocò da protagonista la terza, con 30 presenze e 5 gol all’attivo, contribuendo al secondo posto della squadra che ha però poi ceduto il passo al Como durante i play-off.

Nonostante il buon campionato disputato, Martorella avrebbe interrotto il proprio rapporto con la SPAL per vestire i colori del piccolo Brescello. Nel paese che Guareschi rese noto grazie ai romanzi che vedevano protagonisti Don Camillo e Peppone, l’ex ala del Pescara avrebbe trovato poco spazio (tredici gare, due gol) e conosciuto lo stesso epilogo della stagione precedente: eliminazione nella semifinale dei playoff dopo un beffardo secondo posto (a un punto dalla prima classificata) durante la regular season.

La non esaltante stagione disputata non impedì comunque a Martorella di raggiungere la convocazione in Nazionale, cinque anni dopo la sparuta presenza contro l’ex Unione Sovietica (allora C.S.I.) con la rappresentativa Under 21 di Serie B. Non si parla chiaramente della selezione maggiore, ma di quella universitaria: Martorella, infatti, oltre ad essere un calciatore professionista, studiava nella facoltà di Economia e Commercio, riuscendo a conseguire più avanti la laurea con specializzazione in Economia dello Sport. Nel 1997 si disputavano le Universiadi, evento seguito addirittura dalle reti RAI. Martorella, titolare in tutte le partite, era di fatto il fantasista delegato a innescare le punte Califano e Ambrosi in quella nazionale composta prevalentemente da giocatori di C ma in grado comunque di aggiudicarsi il trofeo.

In quel manipolo di semisconosciuti c’era un suo quasi concittadino destinato a fare strada, quel Massimo Oddo che due lustri dopo si fregerà del titolo di campione del mondo sia per nazionale che per club. Il biondo esterno di Pescara era, numeri alla mano, il giocatore più prestigioso della rappresentativa guidata da Berrettini, con le sue sette presenze (condite dal citato gol con la Juve) in massima serie: solo un altro componente della rosa avrebbe infatti assaggiato la A, l’ex barese Andrisani con un solo gettone nel 1995/96.

Dopo l’esperienza nella provincia emiliana e il trionfo in azzurro, Martorella decise di scendere di categoria, provando a dire la propria in una nobile decaduta come il Pisa. L’avventura durerà solo lo spazio di dieci presenze senza reti: a gennaio del 1998 arrivò un nuovo trasferimento in C1, con la maglia del Savoia. Nove presenze, una rete e si volta nuovamente pagina: lo chiama il Rimini, in C2: tredici presenze e un gol, pochino ma quanto basta per potersi fregiare, a 29 anni, di aver segnato almeno un gol in tutte le categorie professionistiche. L’anno dopo il gol arriverà anche con il Moncalieri nel proprio esordio in D, insieme alla vittoria del campionato: 26 partite, due segnature e una promozione prima di salutare la cittadina del Torinese e trasferirsi sul Monte Titano per difendere i colori del San Marino: ormai trentenne, durò due stagioni con 24 gare e una rete come score complessivo. Al termine dell’esperienza sammarinese arrivò ritorno in Abruzzo, destinazione Sulmona, campionato di Eccellenza regionale: fu sufficiente un golletto per poter dire di aver segnato nelle prime sei categorie del calcio italiano e salutare il calcio giocato all’età di 33 anni, complice un brutto infortunio ai legamenti del ginocchio.

Ormai soddisfatto della propria carriera, per Martorella incomincia un percorso umano e professionale capace di regalargli soddisfazioni almeno tante quante gliene ha regalato il rettangolo verde: si va dalla laurea all’abilitazione come commercialista, dall’impegno in politica – che l’avrebbe portato a rivestire il ruolo di assessore al Lavoro e allo Sport per la provincia di Pescara – alle collaborazioni con l’Assocalciatori e con l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo. Nel mentre il ginocchio tornò a posto e la passionaccia non si era esaurita. Arriva così a 38 anni la possibilità di giocare nel neonato Pescara Nord, ad un livello – la Terza Categoria – in cui la classe di un ex giocatore professionista fa la differenza a qualsiasi età. Martorella, di quel gruppo ben mixato di giovani e meno giovani, è il capitano: arrivano le soddisfazioni, il suo nome entra nel tabellino dei marcatori più volte e a fine anno la squadra vince il campionato al primissimo tentativo, con il non trascurabile dettaglio della conquista della Coppa Disciplina. L’anno dopo è Seconda Categoria e la storia si ripete: Martorella gioca e segna, la squadra va che è una bellezza e l’annata si conclude con una nuova promozione. La Prima Categoria regalerà qualche soddisfazione in meno – nessuna promozione, arriverà comunque una tranquilla salvezza – ma darà comunque a Martorella la possibilità di mettere il proprio sigillo in un ulteriore livello del calcio italiano. A questo punto, l’ala ex Pescara è stato capace di segnare in ben nove serie su dieci.

Manca il campionato di promozione, non raggiunto sul campo dal Pescara Nord. La possibilità che Martorella ottenesse un record mai stabilito prima nella storia pallonara dello Stivale ha chiaramente una grossa cassa di risonanza a Pescara e dintorni, così l’opportunità di chiudere il conto non tarda ad arrivare: a dargliela è la Torre Alex di Cepagatti, comune distante circa una ventina di chilometri dal capoluogo abruzzese. Il campionato volge al termine, è il 6 maggio del 2012: la squadra, la cui permanenza nella categoria era ormai compromessa, perde per 4-2 contro la Virtus Cupello. Ultimi minuti dell’ultima giornata di un campionato dilettantistico in Abruzzo: nessuno penserebbe che questo sia il palcoscenico giusto per scrivere una pagina di storia del calcio: eppure…

Martorella giocava con i giallorossi da mesi, la rete non arrivava, la stagione stava terminando. Il record rischiava di sfumare o quantomeno di essere rimandato a chissà quando. Ecco però, al secondo minuto di recupero, una palla in verticale: l’esperto attaccante scatta e si trova a tu per tu con il portiere, contro cui vince un rimpallo. Porta spalancata e gol, sotto gli occhi di cento spettatori che non hanno potuto che tributare a Martorella un lungo applauso.

Il giorno dopo il caso-Martorella trovò ampio spazio su tutti i principali quotidiani nazionali, rialimentando la notorietà del giocatore pescarese diciannove anni dopo quel gol contro la Juve che – anche se nessuno l’avrebbe mai detto, verosimilmente neanche il diretto interessato – sarebbe stato un tassello fondamentale nella costruzione di un record ad oggi non battibile, in virtù della riforma dei campionati di Lega Pro che hanno portato alla riduzione (da quattro a tre) del numero di categorie professionistiche in Italia.

Dopo quel gol, Martorella è tornato ai suoi impegni extra campo, mostrandosi molto attivo anche a livello mediatico (segue costantemente il proprio account Twitter e ha un sito personale, antoniomartorella.it) e scrivendo, in seguito, un libro sulla propria storia. Una storia unica, che – nonostante i palloni d’oro in bacheca – né Messi né Ronaldo potranno mai dire di aver vissuto.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna