La violenza, la presunta malafede degli arbitri e la precisa volontà di eludere le norme sono purtroppo temi sempre attuali quando si parla di calcio. Molti appassionati, tuttavia, pensano che tali connotazioni negative legate al mondo del pallone siano frutto della progressiva modernizzazione – con conseguente accrescimento di interessi economici e d’immagine – che esso ha subito nel tempo. In realtà non è necessariamente così.
All’incirca un secolo fa, l’Italia era in guerra. Parliamo del primo conflitto mondiale, una tragedia di dimensioni planetarie che avrebbe segnato il destino delle generazioni a venire. Un pallone che rotola, in questi casi, rappresenta sempre un diversivo gradito dalle masse in cerca di qualcosa che consenta loro di evadere da quella difficile realtà.
Toscana, campionato 1916/17. Le partenze di tanti uomini al fronte costringono la Federazione a organizzare dei campionati su base regionale. Ad arrivare fino in fondo sono il Livorno, ancorché mutilato dall’assenza di diversi giocatori di spicco chiamati a difendere la patria, e la Libertas Firenze, antenata dell’attuale Fiorentina che a tutt’oggi esercita le proprie attività nell’ambito delle arti marziali e della ginnastica.
Le due squadre, terminata la stagione a pari punti, sono costrette a uno spareggio in campo neutro. “Neutro”, in realtà, è una parola grossa: il terreno di gioco designato per la gara finale è quello delle Cascine di Firenze, scelta ad evidente beneficio dei biancorossi fiorentini. “Motivi di ordine pubblico”, sentenzierà la Federazione. Mai scelta si rivelò meno azzeccata.
Sul campo, le due squadre mostrano quell’equivalenza di valori che ha contraddistinto l’intera stagione: l’arbitro genovese Marengo manda a riposo le squadre al termine del primo tempo sul risultato di 0-0. Un tifoso livornese sugli spalti avverte però che qualcosa non va: nelle tribune si era sparsa la voce di una presunta combine volta a far aggiudicare partita e titolo alla Libertas. Il sostenitore amaranto informò il terzino labronico Stolfi riguardo alle informazioni raccolte, ma ciononostante alle sue parole non venne dato credito né dal diretto interlocutore né dal resto della squadra.
Riprendono le ostilità e l’equilibrio che aveva fatto da padrone fino a quel momento non cessa di manifestarsi: si avvicina la fine della partita è il risultato è ancora a reti inviolate. A cinque minuti dalla fine l’ala fiorentina Taddei penetra nell’area livornese e, avvicinatosi a Stolfi, simula un fallo gettandosi a terra. Per il direttore di gara Marengo è calcio di rigore, nonostante le proteste dei livornesi che hanno visto realizzarsi la previsione dell’attento spettatore.
Si verificò l’interruzione della partita causa invasione di campo, i carabinieri a cavallo furono chiamati a intervenire per ripristinare, seppur con fatica, l’ordine pubblico e dar modo alla gara di venir ripresa. Stolfi, sentendosi beffato, invita il proprio portiere Compare a lasciare la porta sguarnita appoggiandosi su di un palo. L’estremo difensore seguì il consiglio del compagno e il suo collega fiorentino Chiaramonti, non trovando alcuna opposizione, non ebbe alcuna difficoltà a realizzare dagli undici metri.
La trasformazione del rigore imbufalì ulteriormente Stolfi che, avvicinatosi all’arbitro, gli tirò un forte pugno sul mento mandandolo dritto tra le braccia di Compare. Il portiere amaranto non si dimostrò più conciliante del proprio compagno con la giacchetta nera e, con un secondo cazzotto sul viso, gli sferrò il colpo del K.O. Fu il finimondo: sui livornesi volarono pietre, frammenti di bottiglie, pugni. E non più tenera si mostrò la Federazione: il Livorno sarebbe stato inibito per sei mesi da ogni attività federale; Stolfi sarebbe stato squalificato a vita salvo poi beneficiare di un’amnistia che gli avrebbe permesso di ritornare in campo, ma durante il periodo di sospensione avrebbe comunque continuato a giocare nella squadra studentesca sotto il falso nome di Pagliai, evidentemente approfittando dei tutt’altro che ferrei controlli sulle identità dei giocatori.
Per la cronaca, nell’albo d’oro del Campionato Toscano quello sarebbe stato l’ultimo trionfo della Libertas Firenze, che bissò così il successo del 1912-13. Il Livorno per come lo conosciamo oggi non avrebbe invece mai vinto la competizione nella propria storia, se non nel 1937/38 quando però coinvolgeva la squadra riserve e aveva assunto una valenza ben meno prestigiosa rispetto al passato. Il capoluogo labronico può comunque vantare due titoli grazie allo SPES Livorno nel 1913/14 e alla Pro Livorno nel 1921/22, ultima edizione del Campionato nella sua accezione originaria.










