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Che la Coppa Italia sia un torneo snobbato dai più non è certo una scoperta recente. La formula non accattivante, lo scarso seguito mediatico di cui gode eccezion fatta per gli ultimi turni e la scarsità di stelle di prima grandezza finiscono con il relegarlo – a torto o a ragione – a competizione di second’ordine, con il rischio che si finisca con il perdere per strada degli aneddoti succosi al punto che, se verificatisi durante una gara di campionato, rappresenterebbero delle piccole perle all’interno della storia del nostro calcio.

Correva l’anno 1994; il mondiale statunitense appena trascorso portava in dote due novità importanti: i tre punti per vittoria e la possibilità, per un allenatore, di effettuare il terzo cambio a patto che riguardasse una sostituzione tra portieri (la possibilità di far compiere tre subentri senza distinzione di ruolo sarebbe arrivata solamente l’anno dopo). Nel secondo turno di Coppa Italia, che vedeva impegnata l’intera Serie A, si sfidano tra loro due compagini della massima serie, la Reggiana salvatasi per il rotto della cuffia circa quattro mesi prima e il neopromosso Brescia guidato da Lucescu. Nella gara di andata disputata il 31 agosto, gli emiliani padroni di casa portarono a casa il risultato grazie ad una rete dell’ex juventino De Agostini, alle battute finali della propria carriera.

 

La situazione di svantaggio patita al termine  dei primi novanta minuti avrebbe costretto i lombardi a inseguire durante la gara di ritorno. Il gol di un’altra vecchia gloria presto destinata ad appendere gli scarpini al chiodo, l’ex Inter Sergio Battistini, avrebbe fatto ben sperare le rondinelle, senonché l’ala Massimiliano Esposito, già castigatore del Milan nella gara che regalò la salvezza ai granata in quel di San Siro, portò il risultato in parità.

In questa situazione, per poter sperare nel passaggio del turno il Brescia aveva assoluta necessità di siglare almeno due reti. Lucescu, tuttavia, aveva già effettuato i due cambi a propria disposizione e i suoi non riuscivano a mostrare la verve offensiva necessaria per lasciar sperare in una rimonta. Il mister rumeno ha comunque un’altra carta da giocarsi: difatti, sa che il suo portiere Ballotta è uno che se la cava bene con i piedi oltre che con le mani. Non trovando alternative valide, decide di far riscaldare il dodicesimo Gamberini e lo manda in campo al posto del mediano Piovanelli, comandando l’avanzamento del proprio numero 1 nel ruolo di centravanti dopo avergli assegnato la maglia numero 13.

Questa mossa fuori dalle righe non avrà il potere di incidere sul risultato, ma quantomeno avrebbe scaldato una platea speranzosa di assistere ad un avvenimento fuori dall’ordinario. Nonostante l’entusiasmo, però, il pubblico bresciano si sarebbe dovuto accontentare di appena due palloni toccati dall’estremo difensore ex Parma, puntualmente accompagnati da un boato.

La Reggiana avrebbe quindi passato il turno, ma la domanda è: Lucescu poteva fare una sostituzione di questo tipo? La risposta, chiaramente, è no: l’ingresso del secondo portiere come terzo cambio, all’epoca, era valido solo nel momento in cui egli andava a sostituire il titolare. Per rimarcare il concetto, la Federazione tramutò l’1-1 ottenuto sul campo in uno 0-2 in favore della Reggiana: dal punto di vista pratico non cambiava niente, ma il mister rumeno non mancò di esternare il proprio disappunto: “Macché sanzioni, il cambio era possibile: d’altronde l’arbitro Trentalange e il quarto uomo non ci hanno detto nulla”. Il direttore di gara, in realtà, si è – come il suo ruolo impone – limitato a rilevare la sostituzione, non essendo in alcun modo tenuto a impedirla.

La società bresciana, oltre ad aver subito la modifica del risultato in una sconfitta a tavolino, ricevette anche una multa di quindici milioni di lire e l’inibizione per un mese del direttore generale Tonino Busceti – prematuramente scomparso qualche anno dopo –, reo di aver “falsificato” il documento che attestava la sostituzione dei due portieri tra loro.

La piccola disavventura fu solo l’inizio di una stagione travagliatissima per il Brescia, che retrocederà mestamente all’ultimo posto con appena 12 punti messi insieme in 34 partite. A fargli compagnia, al penultimo posto con sei lunghezze di distacco, la stessa Reggiana, incapace di replicare la salvezza dell’annata precedente. Tanti gli incroci di quella partita: Lucescu, due stagioni più tardi, sarebbe stato alla guida proprio dei granata emiliani, salvo poi venire esonerato dopo la decima giornata di campionato.

Ballotta passò dal Brescia alla Reggiana già a partire dalla stagione 1995/96 e, dopo la promozione sotto la guida del proprio corregionale Carlo Ancelotti, avrebbe ritrovato il mister rumeno ad allenarlo. Lucescu, questa volta, si sarebbe guardato bene dal farlo giocare in avanti. Tuttavia, il tecnico ex Dinamo Bucarest non ci aveva visto poi male: il suo portiere, dopo essersi levato lo sfizio di diventare il giocatore più anziano a calcare i campi della Serie A, a 44 anni si reinventò attaccante in Prima Categoria con la maglia del Calcara Samoggia e fu capace di segnare ben 24 gol in 37 partite. Chissà che uno di questi non lo abbia dedicato proprio a Lucescu…