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“Facci sognare”. Quante volte queste due semplici parole hanno riassunto le speranze di tanti tifosi desiderosi di ricevere emozioni forti tramite le gesta dei propri idoli?

L’ormai abusata frase accompagnò nel proprio trionfale percorso perfino la nazionale italiana del 1982. Tutti sappiamo come iniziò, si sviluppò, e andò a finire quel mondiale, dall’opaco girone eliminatorio alla metamorfosi contro le strafavorite Argentina e Brasile, per arrivare a una vittoria netta in semifinale contro la Polonia e, in conclusione, alla conquista del titolo iridato in quel di Madrid ai danni della Germania Ovest.

Dei ventidue uomini facenti parte di quella spedizione, Bearzot ne impiegò quindici. Tuttavia, pur senza far parte di quella lista, esiste un ventitreesimo calciatore che può vantarsi di aver vinto quel mondiale nonostante non abbia mai disputato una partita al di sopra della Serie C2.

Il nostro si chiama Mario Aguzzoni ed evidentemente il suo contributo alla vittoria non si verificò in campo, né tantomeno negli spogliatoi o nelle camere degli alberghi visitati dall’Italia futura vincitrice della manifestazione. Aguzzoni si distinse nelle vesti di tifoso e in quei giorni – complice forse il silenzio stampa voluto dal CT friulano – la sua storia richiamò l’attenzione pubblica divenendo una delle più ghiotte curiosità di quel mondiale.

Il Mauro Aguzzoni calciatore era un buon centrocampista nato e cresciuto nella squadra della sua città, Pavia. Figlio d’arte – il papà Giuliano fu un’icona pallonara del capoluogo pavese –, si mise in buona mostra nelle varie annate disputate dal Pavia in quarta serie, ritagliandosi, sin dall’età di diciotto anni, uno spazio sempre maggiore in prima squadra.

 

L’Aguzzoni, da buon profeta in patria, non poteva mancare di avere un certo seguito; il bar Oratorio, situato nel quartiere Mirabello, lo elesse a proprio idolo, dedicandogli uno striscione di svariati metri: per diverse gare la scritta “MAURO FACCI SOGNARE” campeggiò ai bordi del Comunale di via Alzaia. Anche grazie al suo sostegno, l’allora ventiduenne Aguzzoni – interno tutto mancino, soprannominato “il Rivera della Bassa Pavese” per la propria somiglianza, nelle movenze, con l’ex capitano milanista – concluse la stagione 1981/82 con ventidue partite giocate e due reti segnate.

Il Pavia ottenne una dignitosa salvezza chiudendo il campionato al decimo posto, ma evidentemente ad Aguzzoni e ai suoi sostenitori non andava di riporre lo striscione in un armadio; così, quale miglior occasione dell’imminente Mundial spagnolo per evitare la naftalina? Il resto della storia la raccontarono alcuni dirigenti del Pavia Calcio durante il periodo di calciomercato quando ancora questo si svolgeva all’hotel Milanofiori. Mario Laudano, firma della Gazzetta dello Sport, racconta il legame tra questo striscione e l’avventura mondiale dell’Italia in un articolo pubblicato proprio nel giorno in cui la massima competizione internazionale sarebbe stata vinta dagli azzurri.

Vigo, città che fece da teatro al ritiro azzurro durante la prima fase, dista circa duemila chilometri da Pavia. Non proprio una bazzecola, ma niente in grado di spaventare Aguzzoni e il suo amico-tifoso Luigi Luguni. Opportunamente modificato lo striscione, con l’applicazione della scritta “ITALIA” al posto di quella “MAURO”, i due giovani salirono a bordo di un’Autobianchi A112 e partirono alla volta della cittadina galiziana, per niente intimoriti dalla lunga distanza. Lo striscione, per la cronaca, avrebbe campeggiato su tutti gli stadi che videro la nazionale di Bearzot impegnata in quel mondiale, per poi trovare posto nei festosi caroselli della cittadina pavese al termine della rassegna.

Lo striscione, senza dubbio, portò in qualche modo fortuna a quella squadra; non lo stesso, tuttavia, si poté dire per quanto riguarda la carriera di Aguzzoni. Nonostante la pubblicità ricevuta in quel periodo, il centrocampista – che ricevette dai propri allenatori attestati di stima tali da convincerlo ad abbandonare la professione di tipografo per tentare la carriera da calciatore professionista –, a partire proprio dal 1982 sparì letteralmente dalla scena calcistica di medio-alto livello, tanto che a tutt’oggi diventa impossibile ricostruire la sua carriera basandosi sulle sole informazioni provenienti dalla Grande Rete.

Il citato articolo di Laudano del 29 giugno 1982 non fu peraltro di grande aiuto risultando comprensivo di alcune imprecisioni: attribuì al giocatore ventiquattro gare e cinque reti nella stagione appena conclusa, oltre a una fantomatica militanza nella nazionale Dilettanti allora guidata da Romolo Alzani di cui non si ha però alcun riscontro negli almanacchi Panini di quegli anni.

Il calciatore Aguzzoni sopravvive comunque nei ricordi di qualche sostenitore sopra gli “anta” che oggi frequenta i forum dedicati al tifo per la squadra del Pavia, che – non smentendo quanto allora si diceva sul suo conto – afferma che effettivamente avesse le potenzialità per diventare un pro ma che poi, per una ragione o per l’altra, non rispettò le attese.

Come sempre capita, però, quando la passione del pallone è radicata è pressoché impossibile estirparla del tutto. Aguzzoni continuò a fare calcio dalle sue parti, prima come giocatore e poi come allenatore nella Scala Pavia e successivamente come responsabile del settore giovanile nel Mirabello, la compagine dello stesso quartiere da cui partì l’avventura di quello storico striscione.