Quando si pensa alla storia del Novecento in Sudafrica non si può purtroppo fare a meno di citare la parola apartheid. La separazione tra bianchi e neri, nata da un retrogrado sentimento razzista da cui derivarono leggi inique e un modo di pensare votato all’odio e all’intolleranza, è solamente una delle tante atrocità consumatesi in un secolo ricco di controversie in ogni angolo del globo.
Non avendo le competenze né l’interesse a occuparmi di storia e di politica appartenenti a una realtà da noi tanto lontana, mi limiterò al ben più congeniale proposito di parlare di calcio, per quanto le vicende che ruotavano intorno al pallone furono inevitabilmente condizionate da quelle socio-politiche del Paese. 
Tentare di ricostruire la storia del campionato sudafricano è impresa a dir poco improba, stante il fatto che i citati propositi di separazione razziale pregiudicavano ogni attività della nazione, incluse quelle sportive. Nonostante la nascita del calcio in Sudafrica ebbe tempistiche simili a quelle del resto del pianeta grazie alla consueta esportazione del gioco da parte dei marinai inglesi nella seconda metà dell’Ottocento, il vero “anno zero” può essere ritenuto il 1970, quando, in aperta contrapposizione alla National Football League (NFL) – vale a dire il campionato “dei bianchi” fino a quel momento dominante –, venne fondata la National Professional Soccer League (NPSL), una lega gestita dai neri e a essi destinata, che ben presto si sarebbe rivelata capace di catalizzare un’attenzione maggiore rispetto al torneo “concorrente”.
Tra le squadre che presero parte alla prima NPSL ve ne furono alcune che avrebbero scritto la storia del calcio sudafricano anche nel periodo post-apartheid, in particolare per ciò che riguarda la città di Johannesburg: gli Orlando Pirates avrebbero dominato la scena continentale a metà degli Anni Novanta, lo stesso dicasi per i Kaizer Chiefs all’alba del nuovo millennio. Tra le altre c’era una squadra che tuttora è sconosciuta a tanti appassionati ma che è stata comunque capace di regalare svariati momenti di gioia ai propri sostenitori: i Vaal Professionals.
La sede dei Vaal Professionals (le cui maglie, peraltro, presentavano delle affinità con quelle del Brescia: azzurre con “V” bianca tra spalle e petto) era situata nella città di Vereeniging, centro di poco meno di cinquecentomila abitanti situato ad un’ora scarsa di auto da Johannesburg. Nei primi anni della NPSL l’ingombrante presenza delle citate potenze calcistiche della vicina metropoli lasciò giusto le briciole agli avversari sino alla prima riforma del 1978, che vide la soppressione dell’NFL e l’accorparsi delle squadre bianche (che potevano introdurre nelle proprie squadre sino a un massimo di tre giocatori di colore) all’ormai dominante “campionato dei neri”. In un paese ancora lontano dallo scrollarsi di dosso la propria intolleranza, il calcio era diventato una delle poche sacche di convivenza tra genti di estrazione, etnia e colore della pelle differenti.
A metà degli anni Ottanta, con gli Orlando Pirates incapaci di produrre vittorie e i Kaizer Chiefs sostanzialmente dominatori (al netto delle vittorie di qualche outsider come Lusitano e Highlands Park e del biennio 1982-1983 trionfale per il Durban City), ci fu un nuovo scossone in termini organizzativi; la sensibilizzazione sulle tematiche anti-apartheid iniziava a produrre effetti tangibili e così buona parte delle squadre che disputavano la NPSL, ritenuta ancora troppo razzista nella forma, traslocò nella neonata National Soccer League (NSL), il primo vero campionato “aperto” della storia del Sudafrica.
L’abbandono in massa della NPSL non coinvolse i Vaal Professionals, che decisero di rimanere fedeli alla lega di appartenenza in quanto il suo presidente e fondatore era George Thabe, dirigente del club e autentica istituzione del calcio locale. La decisione fruttò le prime vittorie di spicco alla squadra del distretto di Sedibeng, che riuscì ad aggiudicarsi ben tre campionati di fila, dal 1986 al 1988, sotto la guida di Simon Lehoko.
Profeta in patria, Simon “Bull” Lehoko da giocatore fu un ex difensore in grado di mettere insieme più di 450 presenze ben distribuite tra gli stessi Vaal Professionals e i Kaizer Chiefs, oltre ad aver avuto il privilegio di vestire la maglia della nazionale nella sfida contro la Rhodesia del 1977, nel lungo periodo in cui i Bafana-Bafana vivevano il loro embargo calcistico imposto dalla FIFA. L’infortunio a un ginocchio occorsogli nel 1984 lo costrinse a interrompere la carriera agonistica e a iniziare quella di tecnico nella città che gli diede i natali e, contestualmente, nella squadra che lo vide debuttare.
Le vittorie, tuttavia, risultarono del tutto fini a sé stesse: gli sponsor principali seguirono le squadre passate all’NSL, i soldi non c’erano e il rischio di perdere i giocatori migliori dopo l’ultimo trionfo era dietro l’angolo. Dopo una riunione con i tifosi, i Vaal Professionals decisero di abbandonare la NPSL in favore della NSL, ma nonostante la promessa di un posto in prima divisione vennero relegati nella serie cadetta (la cosiddetta OK League) da cui tardarono a emergere, complici i tanti episodi di corruzione di cui furono vittime.
In una gara contro il Potgietersrus che li vedeva vincere per 3-0, i VP persero per 3-4 in seguito a un arbitraggio scandaloso farcito di rigori per gli avversari e cartellini rossi a profusione per la squadra di Lehoko. Il susseguirsi di casi simili, culminato con una richiesta di rinuncia alla promozione respinta al mittente – e che avrebbe fruttato 150mila rand alla società, vale a dire qualcosa come 15mila euro attuali – ritardò l’ascesa della squadra in massima serie fino al 1991, anno della tanto sospirata vittoria in campionato.
Arrivati finalmente nella NSL, i Vaal Professionals si distinsero come squadra ostica da superare, in particolare tra le mura amiche, pur senza raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Nel 1994 arrivò però la soddisfazione più grande di tutte: guidati ancora da Lehoko, i Vaal Professionals si aggiudicarono il BobSave SuperBowl, cioè la coppa nazionale, battendo in finale i Qwaqwa Stars e garantendosi così il diritto a prendere parte alla Coppa Mandela e risultando quindi la prima squadra sudafricana a rappresentare il proprio paese in una competizione per club internazionale. Di seguito il tabellino della gara.
VAAL PROFESSIONALS – QWAQWA STARS 1-0
VAAL PROFESSIONALS: Setholo; Mantsho, Mahlonoko, Zwane, Jansen; Serati (Masango 29’ s.t.), Jowa, Masilo, Seakamela; Chacho, Koloba. All.: Lehoko.
QWAQWA STARS: Tlale; Viklakazi, Khasu, Letsoaka, Manana; Khuse, Muchichwa, Tsotetsi, Ngaduane; F. Moloi (Lubombo 7’ p.t.s.), M. Moloi. All. Nyama.
Arbitro: Swart (Port Elizabeth).
Marcatore: Seakamela 3’ s.t.s.
Rimase questo il punto più alto della storia dei Setla, soprannome con cui venivano chiamati i giocatori del Vaal Professionals. Nel 1996, la società avrebbe preso parte alla fondazione della Premier Soccer League, il campionato sudafricano “definitivo” che portò alla soppressione di ciò che restava della NPSL . Ciononostante, a detta di Lehoko, il club continuò a essere osteggiato dal sistema sino a dover chiudere i battenti – complice anche la depressione della zona – tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del nuovo secolo.
A dispetto della conclusione forzata dell’attività, la storia del Vaal Professionals ha assunto comunque una piega positiva grazie a un loro ex giocatore, Richard Mokolo, assistente legale del locale centro per i diritti umani coinvolto in campagne contro il razzismo e la xenofobia. Mokolo nel 2007 formò i Soccer Legends, un progetto che coniuga l’esigenza di dare un futuro agli ex giocatori rimasti disoccupati e in condizione di indigenza con quella di fornire una guida umana e tecnica ai giovani talenti della zona. Grazie al contributo del vecchio mister Lehoko quella che si propone di essere una scuola di vita oltre che di insegnamento calcistico nel 2013 contava circa quaranta ex giocatori coinvolti.
La situazione nella zona continua tuttavia a non essere facile nonostante gli sforzi di Lehoko che, con l’omonima fondazione da lui istituita, ha costantemente reclamato fondi e attenzioni da parte di chi detiene il potere calcistico in Sudafrica. La passione per il calcio resta comunque ben radicata e presente nel territorio: il nome degli ex vincitori della Coppa del Sudafrica viene a tutt’oggi tenuto vivo dagli Orange Vaal Professionals, squadra che in realtà non è di casa a Vereeniging ma nella vicina cittadina di Evaton.
Non è purtroppo dato di sapere se gli Orange Vaal Professionals (che, come suggerisce il nome stesso, vestono maglie di color arancio) abbiano qualche tangibile punto in comune con gli illustri predecessori che seppero farsi valere negli ultimi decenni del secolo scorso; di certo, si tratta di una formazione dignitosa se pensiamo al fatto che disputa con discreto profitto la seconda serie sudafricana denominata ABC Motsepe League: nel raggruppamento della regione del Gauteng, uno dei nove gironi in cui si suddividono le 144 squadre che compongono la categoria, sono stati capaci di classificarsi decimi su diciassette partecipanti al termine della stagione 2015/16.