Lo sport, nella sua accezione attuale, viene visto come realtà che ha preso piede negli ultimi due secoli, complice la diversa stratificazione sociale verificatasi dopo la seconda rivoluzione industriale. Aprendo i libri di storia, però, possiamo trovare tracce di pratiche sportive molto più remote nel tempo: impossibile, infatti, non pensare al contributo che l’Antica Grecia diede allo sviluppo di quelli che al tempo avevano la connotazione di semplici “giochi”; le antiche Olimpiadi e la maratona rappresentano l’ideale eredità lasciata dalla geniale civiltà greca alle popolazioni odierne.
Nonostante questo stretto legame tra la Grecia e lo sport, nella terra degli Dei si possono riscontrare dei risultati apprezzabili per quanto riguarda il calcio solo a partire dal 2004: l’anno della clamorosa vittoria del Campionato Europeo per Nazioni ha segnato l’inizio di una maggiore competitività da parte della nazionale ellenica, che da allora può vantare due partecipazioni ai Mondiali (di cui una, nel 2014, con passaggio del turno ed eliminazione ai calci di rigore durante gli ottavi di finale) e altrettante agli Europei, rimanendo imbattuta in ben due casi nei gironi di qualificazione. Prima di allora, il modesto palmares dei greci si limitava a una partecipazione europea nel 1980 e una deficitaria comparsata nella rassegna iridata di Usa ’94. Il bilancio: un pareggio e cinque sconfitte, con una sola – inutile – rete segnata nella sconfitta contro la Cecoslovacchia nella rassegna continentale svoltasi in Italia e quattordici subite in tutto.
Nella rosa di quella Grecia del 1980, oltre a un Anastopoulous che gli appassionati di calcio degli anni Ottanta ricorderanno come effimera meteora in quel di Avellino, c’era anche un centrocampista offensivo dai piedi buoni che avrebbe trovato spazio solamente per venticinque minuti durante la prima avventura europea degli ellenici: si chiamava Giorgos Koudas e disputò l’ultima parte di gara nel prestigioso pareggio per 0-0 contro i futuri vincitori della Germania Ovest.
Per quanto non fosse un titolare di quella nazionale, Koudas era da considerarsi una vera e propria istituzione del calcio greco: fu una bandiera indiscussa del PAOK Salonicco, in cui mise insieme 504 presenze e 134 gol in ventuno anni di onorata militanza, dal 1963 al 1984, anno in cui appese gli scarpini al chiodo. Nel 1980, Koudas aveva trentaquattro anni e quella mezz’ora scarsa disputata contro i tedeschi può essere vista come un primo omaggio alla carriera gentilmente concessogli dal CT Panagulias.
Koudas, nativo di Salonicco, fu profeta in patria: cresciuto nelle giovanili della squadra bianconera della sua città, entrò a far parte dei grandi appena diciassettenne, nel 1963. Giocatore tecnico e abile nel dribbling, nel corso della sua lunga militanza con la squadra bianconera divenne di fatto il simbolo della lotta allo strapotere calcistico della capitale: non solo rifiutò ripetutamente le offerte pervenutegli dai vari club ateniesi, ma contribuì in maniera determinante (14 gol in 26 presenze, vicecapocannoniere dietro Dedes dell’AEK) alla vittoria del primo titolo del PAOK, datata 1976; in precedenza la sua bacheca poteva comunque già contare le due coppe nazionali vinte nel 1972 e nel 1974.
Oltre a quelli accumulati con la maglia bianconera, Koudas detiene un record difficilmente eguagliabile: è lui, infatti, a poter vantare la più ampia distanza temporale dal suo esordio in nazionale alla sua ultima presenza, vale a dire 27 anni e 319 giorni. Ragionando sul fatto che la sua carriera è durata in tutto ventuno anni, è evidente che i conti sembrino non tornare, mentre in realtà questo primato è frutto di un vero e proprio “regalo” della federazione greca: l’ex capitano del PAOK e della nazionale esordì con la stessa rappresentativa il 5 novembre del 1967, in una gara che vide la Grecia pareggiare contro l’Austria; la sua “vera” carriera internazionale si chiuse con la sconfitta interna per 3-2 ad opera della Danimarca durante le qualificazioni per il mondiale 1982, il giorno 14 ottobre del 1981.
A quattordici anni di distanza da allora e a undici dal suo ritiro assoluto, il 20 settembre del 1995 Koudas fu convocato per una vera e propria passerella in occasione di un’amichevole contro la Jugoslavia, disputata nella sua Salonicco: rimase in campo con la fascia da capitano per ventotto minuti, sostituito da Tsartas prima di vedere la squadra perdere con il risultato di 0-2 maturato nella ripresa. Su Youtube sono tuttora presenti gli highlights di quella partita, con particolare attenzione alla prestazione di Koudas: le immagini mostrano un calciatore ormai inevitabilmente imbolsito dopo tanti anni di inattività ma ancora in possesso di un apprezzabile tocco di palla e di buona visione di gioco.
Una piccola curiosità sul record di cui Koudas è detentore: il secondo classificato, il difensore liberiano Joe Nagbe, vanta una militanza in nazionale (anche in questo caso “artificiosa”, essendo l’ultima presenza arrivata ben dopo il suo ritiro) di 25 anni e 148 giorni; la particolarità è data dal fatto che anche lo stesso Nagbe vestì i colori del PAOK Salonicco dal 1997 al 2001.
Se quello riservato a Koudas fu il giusto tributo per un percorso sportivo da applausi, sa più di “risarcimento danni” il trattamento riservato al suo pari ruolo Vasilis Hatzipanagis. Hatzipanagis nacque nel 1954 a Tashkent, nell’Unione Sovietica, da genitori greci rifugiatisi nel paese comunista. La Grecia, in quegli anni, viveva una situazione di particolare fermento politico, che favorì la nomina di svariati governi di destra sino al colpo di stato che nel 1967 portò all’insediamento del cosiddetto Regime dei Colonnelli, decaduto nel 1974.
Riccioluto, brevilineo e mancino, Hatzipanagis aveva caratteristiche simili a quelle di un certo numero dieci che qualche decennio dopo sarebbe stato ricordato come uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, vale a dire Diego Armando Maradona. A sedici anni fu scoperto dal Pakhtakor, con cui mise insieme novantasei presenze e ventidue reti nei suoi tre anni di militanza dal 1972 al 1975, contribuendo alla promozione della squadra dalla seconda alla prima serie del campionato sovietico. Nonostante fosse una delle più fulgide promesse del calcio europeo, il suo status di rifugiato politico segnò irrimediabilmente la sua carriera in ambito internazionale: nel 1975 disputò quattro gare, segnando un gol, per la nazionale di calcio Under 21 dell’Unione Sovietica; la volontà di tornare nella propria patria di origine, tuttavia, gli impedì di esordire nella nazionale maggiore del proprio Paese adottivo.
In quello stesso anno, il già citato crollo del regime militare lo spinse infatti a tornare in Grecia e ad accaparrarsi il campione in erba fu il piccolo Iraklis di Salonicco, con cui esordì nella massima divisione greca proprio nello stesso anno in cui Koudas conduceva i concittadini del PAOK alla conquista del titolo. Fu un’annata a dir poco positiva: oltre a un dignitosissimo ottavo posto finale, l’Iraklis poté fregiarsi, per la prima e sinora unica volta nella propria storia, della vittoria in coppa di Grecia al termine di una rocambolesca finale contro l’Olympiakos.
Hatzipanagis, quel giorno, mostrò tutta la sua classe: l’Iraklis passò in vantaggio grazie a un suo gol al 25’, e dopo il pari di Siokos al 60’ e il nuovo vantaggio dell’Iraklis firmato da Kousoulakis al 72’, il gol di Viera per gli ateniesi al minuto 81 portò le due squadre ai supplementari. Il Maradona greco timbrò di nuovo al 102’, imitato dal compagno Gksesios al 111’. Quando sembrava ormai fatta, ecco arrivare al 115’ e al 119’ i due gol che portarono l’Olympiakos al pari, siglati rispettivamente da Karavitis e Gklezos. Si andò ai rigori, dove nonostante l’errore di Hatzipanagis che calciò come quarto, l’Iraklis riuscì comunque a portare a casa il trofeo.
L’exploit al suo primo anno in Alpha Ethniki gli valse la chiamata da parte della selezione greca in occasione di un’amichevole all’Apostolos Nikolaidis di Atene contro la Polonia il 6 maggio del 1976, con una vittoria abbastanza sorprendente dei padroni di casa grazie a un gol – indovinate di chi – di Koudas. Come detto poc’anzi, tuttavia, il talentuoso trequartista aveva tuttavia già disputato alcune gare con la rappresentativa giovanile sovietica: questo gli sbarrò le porte per ulteriori convocazioni in gare ufficiali con la Grecia, ponendo fine alla sua carriera nella nazionale ellenica prima ancora che questa potesse realmente iniziare.
Come per Koudas, la federazione greca seppe riconoscere la grandezza di quel talento che spese il resto della sua carriera nell’Iraklis, decidendo di dire basta nel 1990, alla soglia delle trentasei primavere. Nove anni dopo, il 14 dicembre del 1999, a Hatzipanagis vennero regalati ventidue minuti durante un’amichevole contro il Ghana terminata 1-1: era in campo durante il gol del momentaneo vantaggio dei suoi, firmato al 13’ da Kyparissis. La sede della partita era quel Kaftanzoglio Stadio che per quindici anni ha applaudito le sue gesta con la maglia della squadra biancazzurra di Salonicco.
Due sole presenze in nazionale, l’una a distanza di 23 anni e 222 giorni dall’altra: anche questo è un record tutt’altro che semplice da battere. La Grande Rete, fortunatamente, conserva ancora testimonianze video di quanto fosse cristallina la classe di questo giocatore che ebbe la sfortuna di nascere in un’epoca di eccessiva rigidità riguardo alle norme che regolavano le convocazioni da parte delle varie nazionali.
Koudas e Hatzipanagis furono due calciatori simili tra loro nel talento e nella fedeltà alla loro maglia, grazie ai quali la città di Salonicco, per un anno, mise sotto scacco tutte le squadre di Atene da sempre abituate a far man bassa di titoli. Due campioni che diedero vita a tanti derby intensi e che incrociarono i loro destini in nazionale solo una volta, quando batterono una Polonia che di lì a poco si sarebbe consacrata tra le grandi del calcio Europeo per quasi un decennio. Due stelle a cui la federazione greca ha saputo render merito a tanti anni di distanza dal ritiro, forte di quella cultura sportiva che da sempre contraddistingue il popolo che fu di Socrate e Platone.










