Il calcio non è una scienza esatta. Quante volte i tanti appassionati di pallone sparsi per il mondo avranno sentito questa frase? Effettivamente, il calcio non è neppure una scienza e, in particolare, è un qualcosa di estremamente aleatorio che tiene considerazione dei punti di vista di tutti, a prescindere dal livello di competenza.

In virtù di questo, il calcio conosce costantemente nuovi record, che siano essi numerici come la quantità di presenze o di gol fatti in una stagione o in una carriera, oppure temporali come il ricordo della prima – e talvolta unica – volta che è accaduto qualcosa in particolare.

John Kelly Deans, ribattezzato Dixie in onore del quasi omonimo centravanti britannico degli anni Venti e Trenta Dixie Dean, è stato uno che di record ha fatto incetta. Probabilmente, nessuno di questi è da scolpire in un’ipotetica lastra di marmo della storia del calcio internazionale, ma resta il fatto che questo attaccante scozzese nato nel 1946 nel centro di Johnstone, a 19 chilometri a ovest di Glasgow, può vantarsi di aver messo lo zampino, nel bene e nel male, in svariati accadimenti mai verificatisi prima di lui e, in determinati casi, non ripetibili.

Dopo gli inizi nel piccolo Neilston Juniors, squadra di una località-dormitorio di circa cinquemila anime situata a mezz’ora scarsa di auto dalla sua città natale, nel 1965, successivamente a un provino non riuscito con gli Albion Rovers, Deans firmò il suo primo contratto da professionista con il Motherwell.

 

Dopo le prime due annate non propriamente esaltanti, Deans iniziò a imporsi all’attenzione generale risultando il miglior marcatore della squadra con 11 gol nella stagione 1967/68, che vide i Dossers retrocedere mestamente al 17esimo posto. L’annata in Second Division coincise però con la vera esplosione di Deans, che mettendo a segno la bellezza di trenta gol permise ai suoi di ritornare nella massima serie dalla porta principale.

Nei due campionati successivi, culminati con due oneste posizioni di metà classifica, Deans avrebbe segnato rispettivamente quindici e nove gol, risultando per quattro volte di fila il top-scorer della propria squadra. Già questo è un suo record: prima di lui si fermarono a quota tre i vari Archie Kelly, Ian Gardiner, Ian St. John e Joe McBride, mentre successivamente a eguagliarlo furono Willie Pettigrew e Tommy Coyne, che non sarebbero però riusciti ad assommare le quattro stagioni in maniera consecutiva come accadde allo stesso Deans. Le sue grandi prestazioni attirarono addirittura le attenzioni dell’allora primo ministro inglese Harold Wilson, che in occasione di un banchetto in onore di Bobby Charlton, raccomandò il giocatore alla squadra dell’Huddersfield di cui era tifoso.

Al di là degli estimatori di prestigio, nel 1971 i tempi erano ormai maturi per passare a una grande: voluto dal leggendario Jock Stein, Deans firmò così per il Celtic Glasgow sebbene non potesse  giocare subito per i biancoverdi a causa di una squalifica per sei turni che si portava dietro dal campionato precedente; in questo periodo, durante il tempo libero, il centravanti ormai ex Motherwell lavorava nella redazione dell’Evening Times della cittadina di Paisley. Una volta ripresa confidenza con il campo, Deans – diventato ormai Dixie – iniziò a inanellare record con la sua nuova maglia: è a tutt’oggi l’unico giocatore che, nel dopoguerra, è stato in grado di siglare sei gol in una sola partita, contro il Partick Thistle. Era il 17 novembre del 1973 e il 7-0 finale (l’unico altro gol siglato dagli Hoops fu di Lennon) mortificò quello che sarebbe poi diventato un grande del calcio scozzese, l’ancor giovanissimo Alan Rough che più avanti avrebbe difeso la porta della sua nazionale in ben due edizioni dei campionati mondiali.

Ma Deans non si fermò qui: negli anni di Glasgow divenne l’incubo degli Hibernians siglando una tripletta nel 6-1 della finale di Scottish Cup del 1971-72 e più avanti, tra il 19 e il 26 ottobre del 1974, si ripeté sempre contro gli stessi Hibs sia in campionato che nella finale della coppa di Lega. Ecco quindi il suo secondo record: Deans è stato il primo – e finora unico – giocatore in grado di segnare una tripletta sia in una finale di Scottish Cup  che in una della coppa di Lega.

Nonostante nel 1972 Deans si fosse rivelato decisivo per la vittoria della coppa nazionale, è proprio in quest’anno che egli conobbe il più amaro dei suoi primati. Si disputava la semifinale della Coppa dei Campioni contro l’Inter di Boninsegna e Mazzola e, dopo lo 0-0 finale maturato il 5 aprile a San Siro, la storia si ripeté a Glasgow due settimane dopo, dove i centoventi minuti terminarono nuovamente a reti inviolate. Si dovette così ricorrere ai calci di rigore, con Deans che, subentrato al 61’ a Dalglish, si presentò sul dischetto per primo sparando alto sopra la traversa della porta difesa da Lido Vieri.

Per la prima volta si decideva l’accesso a una finale di Coppa dei Campioni attraverso i calci di rigore e Deans fu di conseguenza il primo giocatore a macchiarsi di un errore dagli undici metri in tale circostanza. I suoi compagni furono infallibili, ma lo furono anche gli interisti che, grazie al 5-4 finale avrebbero guadagnato l’accesso alla finale di Rotterdam poi persa per 0-2 contro l’Ajax di un maestoso Crujiff, autore della doppietta decisiva. Ironia della sorte, nei giorni precedenti alla sfida Deans provò e riprovò dal dischetto centinaia di tiri, senza mai fallirne uno.

Nonostante dei numeri da vera e propria macchina da gol (ben 89 in 126 gare di campionato con il Celtic, 124 in 184 complessive contando anche le coppe nazionali e internazionali), Deans non fu mai preso in seria considerazione per la nazionale scozzese: ignorato per i mondiali del 1974 nonostante il suo status di capocanonniere del campionato, la sua esperienza nella rappresentativa maggiore si limita ad appena due gare giocate contro Germania Est e Spagna in seguito alla rassegna iridata, entrambe culminate senza la gioia della segnatura per il centravanti biancoverde.

Nel 1976, ormai trentenne, Deans smise di far parte dei programmi del Celtic e lasciò così Glasgow firmando per il Luton Town, nella seconda divisione inglese, ma le cartucce migliori erano evidentemente state già sparate: il suo score fu di appena sei gol in quattordici gare a cui fecero seguito due prestiti, entrambi improduttivi, con Carlisle United (ancora nella Second Division britannica, due gol in quattro gare in una squadra poi retrocessa) e con quel Partick Thistle impallinato qualche anno prima (sei gettoni, due reti). Tutto sommato, dieci reti in ventiquattro partite complessive non rappresentano un bottino malvagio, ma evidentemente è stata la sua capacità di essere decisivo a venir meno.

Giunto nella fase calante della carriera, nel 1977 Deans decise di misurarsi con una nuova realtà prendendo armi e bagagli e trasferendosi all’altra parte del mondo, in Australia, dove si stava per disputare la prima edizione della National Soccer League. Per quanto ormai logoro – come avrebbe dimostrato la non memorabile parentesi con gli irlandesi dello Shelbourne poco tempo dopo – il bomber ex Celtic tirò fuori nella Terra dei Canguri i suoi ultimi lampi di classe, firmando per l’Adelaide City e divenendo, con 16 gol in 19 partite, il primo capocannoniere nella storia del campionato australiano (che per la cronaca in quell’annata vedeva tra le fila dei Marconi Stallions Roberto Vieri, già mezzapunta di Juventus e Sampdoria nonché papà di Christian, futuro centravanti della nazionale italiana). L’exploit gli permise così di laurearsi capocannoniere in due campionati – e due continenti – differenti, dopo l’alloro di miglior marcatore stagionale conseguito con il Celtic nel 1973/74.

Dopo la citata esperienza irlandese (cinque partite senza reti), Deans tornò in Australia ancora tra le fila dell’Adelaide City, trovando la continuità giusta per mettere insieme 25 gol in 65 gare. Nel 1981, dopo una breve esperienza maturata nuovamente nel Partick Thistle, Deans decise di appendere le scarpette al chiodo.

Per quanto la carriera post-calcistica di Deans sia tuttora ricca di soddisfazioni  – infatti lavora ancora oggi per il Celtic come dirigente, è titolare di un pub ed è coinvolto, insieme all’ex compagno di squadra Callaghan, nel settore della compravendita di proprietà immobiliari – l’ex attaccante fece nuovamente parlare di sé grazie alla pubblicazione, nel 2011, della sua autobiografia intitolata “There’s only one Dixie Deans”, che raccoglie un aneddoto a dir poco inaspettato.

Durante il suo soggiorno in Oceania, Deans si imbatté nell’indimenticata star del reggae Bob Marley, ma mentre il centravanti divenuto ormai un idolo locale non sapeva chi si trovasse davanti, il cantautore giamaicano sorprendentemente riconobbe in lui il goleador biancoverde della prima metà degli anni Settanta: “sei tu il Dixie Deans che giocò per il Celtic?”, gli chiese il popolare artista caraibico.

L’occasione fu data da una sessione di allenamento in cui Bob Marley fu presentato a Deans come un musicista e un appassionato di calcio, e confessò di sapere tutto di Jock Stein e che uno dei suoi più grandi sogni sarebbe stato quello di giocare al Celtic Park. Raccontò di come suo figlio Rohan, oggi imprenditore ed ex giocatore di football americano, fosse un tifosissimo del Celtic già allora, nel 1978, quando aveva appena sei anni. Deans ricorda Marley come un ragazzo dalla parlata tranquilla, perfino timido, e fu colpito da quei capelli lunghi e arruffati che, a suo dire, avrebbero avuto bisogno di una bella lavata. Al di là della sua prima impressione, la chiacchierata fu piacevole e Marley si dimostrò un  fine conoscitore di calcio, cosa che stupì piacevolmente Deans.

Special thanks to neilstonjuniors.com and thecelticwiki.com websites for information and pics available in this article.

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