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Da sempre le meteore affascinano l’uomo. Il loro splendere per un solo istante, nel quale inevitabilmente catalizzano l’attenzione di chi le guarda, salvo poi dimenticarsene immediatamente focalizzandosi sulla ricerca della prossima, ha dato luogo a metafore applicabili nei più svariati ambiti, dalla televisione al cinema passando naturalmente anche per lo sport.

Ulma è una città tedesca di circa 122.000 abitanti, situata nella regione del Baden-Württemberg, nel Sud della Germania. Primo grande centro in cui passa il Danubio, si distingue per aver dato in natali ad Albert Einstein, oltre che a due leggende del calcio tedesco come i fratelli Uli e Dieter Hoeneß. La sua squadra, l’SSV Ulm 1846 è probabilmente una delle più grandi meteore del calcio internazionale.

Ulma, quindi, ha tanti abitanti quanti ne ha la città di Bergamo, dove c’è l’Atalanta che da sempre è di casa in Serie A. Ma la Germania, rispetto all’Italia, ha venti milioni di abitanti in più e nella stessa regione della cittadina del distretto di Tubinga ci sono squadre che, a vario titolo, hanno bazzicato la Bundesliga spesso con buon profitto: si va dallo Stoccarda, che ha contribuito a fare la storia del campionato tedesco, al Friburgo, passando per Karlsruhe e Mannheim (città in cui militano i nerazzurri del Waldhof, onesti comprimari nella Bundesliga degli anni Ottanta). L’Ulm, il sodalizio che rappresenta l’omonima cittadina, si colloca quindi come il classico vaso di cristallo in mezzo a quelli di acciaio e per conoscere il proprio momento di gloria deve aspettare il 1998, con la promozione dalla Regionalliga (la terza serie) alla Zweite Bundesliga.

Il traguardo è di quelli storici: prima di allora, l’Ulm non era mai salito oltre il terzo livello del calcio tedesco e – stando alle premesse della vigilia – avrebbe dovuto lottare duramente per mantenere la categoria tanto faticosamente conquistata. Tuttavia, la 2. Bundesliga di quell’anno non è certo tra le più ricche di blasone che la storia ricordi. C’erano le tre retrocesse, l’Arminia Bielefeld vincitore del campionato, il già citato Karlsruher e il Colonia accreditato per un immediato ritorno nella massima serie ma destinato a un’anonima posizione di metà classifica. C’erano il Fortuna Düsseldorf, protagonista in campo nazionale ed europeo tra gli anni Settanta e gli Ottanta che avrebbe chiuso all’ultimo posto in classifica e il Magonza, che sarebbe diventato una realtà del calcio tedesco solo a partire dal decennio successivo.

Davanti a un quadro simile, Ralf Rangnick – uno che poi ci avrebbe preso gusto nel realizzare imprese, come dimostra il recentissimo caso dell’RB Leipzig – deve aver pensato, nonostante i pronostici completamente sfavorevoli, che il miracolo calcistico si poteva compiere.

L’Ulm pareggiò tanto (13 volte) ma perse meno di tutti (solo 6 sconfitte): vincere le restanti gare bastò per assicurarsi il terzo posto, l’ultimo utile per la promozione, davanti all’Hannover 96 (altra neopromossa) e ai cugini del Karlsruher. Trascinata dai gol dell’attempato attaccante serbo Dragan Trkulja, la presunta Cenerentola della vigilia si presentò al gran ballo della Bundesliga con pieno merito.

Arriva l’agosto del 2000 e, dopo un buon debutto stagionale in coppa (2-0 in trasferta al Fortuna Düsseldorf), l’esordio tra le grandi mette l’Ulm davanti al Friburgo: il derby si concluderà con un 1-1, regalando così il primo, storico punto nella massima categoria al team neopromosso che nel mentre passò sotto la guida dello svizzero Andermatt.

Dopo una striscia di tre sconfitte consecutive contro Monaco 1860, Borussia Dortmund e Hansa Rostock, arrivò anche la prima vittoria contro l’Arminia Bielefeld, a cui avrebbe fatto seguito un prestigioso pari in casa del Werder Brema. Dopo una serie di risultati altalenanti, tra la 15esima e la 17esima giornata la meteora Ulm conobbe il punto più alto della propria storia, inanellando tre vittorie di fila contro Kaiserslautern, Wolfsburg e Eintracht Francoforte.

Il girone di ritorno si aprì con una sconfitta per 2-0 maturata contro il Friburgo e da lì i risultati ripresero ad esser privi di particolare continuità, ancorché non del tutto negativi: possiamo annotare un pareggio in casa del Borussia Dortmund (protagonista, si fa per dire, di una stagione tutt’altro che memorabile) e altre due vittorie di fila contro il Werder Brema in casa e contro l’Amburgo, futuro terzo classificato, in trasferta. Dopo il successo contro gli anseatici, alla 24esima giornata,  l’Ulm contava ben 30 punti: sarebbe bastato mantenere la media di un punto a partita, obiettivo apparentemente alla portata dei bianconeri, per salvarsi senza troppi patemi d’animo.

La prospettiva di una salvezza più facile da acquisire del previsto fece però evidentemente perdere la testa agli uomini di Andermatt, che dalla 25esima in poi furono protagonisti di un tracollo che ha del clamoroso: forse scesi in campo fin troppo convinti della loro effettiva forza dopo l’inatteso blitz della settimana precedente, i giocatori dell’Ulm furono vittime di un incredibile debacle in occasione della visita del Bayer Leverkusen al Donaustadion. Le aspirine travolsero i malcapitati padroni di casa per 9-1, con i nazionali brasiliani Emerson e Zé Roberto autori di due doppiette e Rink, Neuville, Ballack e Schneider (tutti nel giro della rappresentativa teutonica) a completare il quadro. Fu l’inizio della fine.

L’Ulm smise di credere nei propri mezzi e iniziò a perdere la bussola, subendo altre tre sconfitte consecutive (una addirittura in casa per 0-3 contro il modesto Duisburg, da tempo fanalino di coda della classifica) ; tra la ventinovesima e la trentesima si registrò un picco d’orgoglio con i pareggi nel derby interno contro lo Stoccarda e in casa dello Schalke 04, ma non fu vera gloria. Altre due sconfitte di fila contro l’Hertha Berlino e il Kaiserslautern resero la classifica estremamente complicata, con il salvagente che sarebbe stato offerto da una nuova vittoria per 2-0 contro il Wolfsburg alla penultima giornata.

A novanta minuti dal termine del campionato la classifica recitava quindi Eintracht Francoforte 36 punti, Hansa Rostock e Ulm 35, con questi ultimi sfavoriti per differenza reti e scontri diretti. Il quadro era reso ancor più drammatico in virtù del fatto che Eintracht e Ulm si sarebbero dovute sfidare tra loro, dando vita a un vero e proprio spareggio a tutto vantaggio della squadra di Francoforte sul Meno, che oltre al punto in più in classifica poteva avvalersi anche del fattore campo. Tutto questo mentre l’Hansa Rostock andava a far visita a un demotivato Schalke 04, già salvo e ben lontano da velleità europee.

L’appuntamento con la storia non premiò l’Ulm, che venne sconfitto per 2-1 grazie a un gol di Heldt al 90’, dopo che il togolese Salou per l’Eintracht al 24’ e Haar per i bianconeri al 41’ avevano portato le due squadre sul momentaneo risultato di parità. Come prevedibile, l’Hansa Rostock sbancava Gelsenkirchen con un secco 2-0. Facendo harakiri in un modo degno di un kamikaze, la squadra di Andermatt salutò così la massima serie.

La rosa che affrontò in quell’anno la Bundesliga era in verità abbastanza modesta: il misconosciuto olandese Van De Haar fu il capocannoniere della squadra con dieci gol, c’erano poi l’australiano Zdrilic, al tempo punto fisso della nazionale dei Socceroos, l’angolano Rui Marques e il trinidadense Wise, che sei anni più tardi avrebbero preso parte al mondiali tenutisi proprio in terra tedesca con le selezioni dei rispettivi Paesi.

Quell’Ulm, svuotato dei suoi elementi più validi, sarebbe poi retrocesso una seconda volta di fila, piazzandosi sedicesimo anche nella 2. Bundesliga edizione 2000/2001: sommerso dai debiti al termine di questa stagione, non giocò neppure la Regionalliga ma fallì e ripartì dalle categorie inferiori, da cui a tutt’oggi non è riemerso. Proprio in questo consiste la grande particolarità della squadra del distretto di Tubinga: nella sua storia ha conosciuto solo le categorie inferiori, poi, come Icaro, trovò il coraggio di volare quanto più possibile vicino al sole per poi cadere rovinosamente al suolo. Due campionati di seconda serie e in mezzo, una Bundesliga: prima e dopo, l’anonimato.

A far notizia è più la fama fugace conquistata dal piccolo sodalizio al confine con la Baviera che non l’effetto-ascensore in sé: proprio nel 2000, quasi a voler inaugurare una sorta di passaggio del testimone, nel campionato italiano il Como veniva promosso dalla C1 alla B, per poi trovare una nuova promozione in massima serie a cui avrebbe fatto seguito una doppia retrocessione con successivo fallimento: tuttavia, il club lariano già prima di quel 2002/2003 che l’avrebbe vista ai nastri di partenza del campionato di Serie A vantava ben dodici stagioni nel massimo gradino del calcio nazionale, ergendosi a compagine di tutto rispetto in particolare durante gli anni Ottanta; non esattamente una meteora, insomma.

Nel 2001, l’Ulm fu costretto a ripartire dalla Verbandsliga, da cui riemerse subito. Da allora è stato un palleggiarsi tra la Oberliga e la Regionalliga – in cui milita tuttora – che rappresentano il quinto e il quarto livello del calcio tedesco. Le sfide con Ballack e Kahn, insomma, sono lontane anni luce.