L’usanza di dare un soprannome generico ai giocatori che vestono la maglia di un club non ha una datazione precisa, ma la sua nascita è di certo molto vicina a quella dei più popolari sport di squadra. Questo ha permesso a tifosi di disporre di un termine alternativo per identificare i propri beniamini rispetto al nome della squadra stessa.
Diffusa a livello mondiale, quasi sempre questa pratica esprime un aperto riferimento ai colori tradizionali delle casacche delle varie squadre o, in alternativa, ai simboli presenti negli stemmi sociali; si pensi ad esempio al Real Madrid, i cui atleti vengono chiamati merengues in relazione al colore bianco che contraddistingue sia le meringhe che le camisetas dei giocatori, oppure agli inglesi del Watford che, cambiato il colore delle proprie divise in giallo-nero nel 1960, divennero ben presto gli hornets, ossia “i calabroni”.
Ancor più comune il secondo caso, che spazia dai gunners dell’Arsenal, definiti per l’appunto “cannonieri” in virtù del cannone che ha sempre campeggiato nelle varie versioni del loro logo, ai satanelli del Foggia passando per i gigliati della Fiorentina; esistono poi anche i meno fantasiosi che da sempre usano i semplici colori sociali come appellativo per definire i loro idoli, cosa che vale tanto per i reds del Liverpool quanto per gli amaranto della Reggina.
Vi è inoltre un’ulteriore possibilità, legata più al giornalismo che al tifo: l’uso di un preciso riferimento territoriale per identificare i componenti di una squadra. Per intenderci, nessun sostenitore del Cagliari parlerà mai dei giocatori per cui fa il tifo definendoli come “gli isolani”, così come uno del Messina difficilmente userà il termine “peloritani”. L’esigenza di evitare errori grammaticali ha indirettamente portato alla definizione di queste varianti legate più all’aspetto geografico di un club che non a quello storico.
In mezzo a questo mare magnum di epiteti, che prevalentemente seguono un canovaccio analogo, ce n’è uno che sfugge alla casistica sin qui esposta. La mosca bianca è rappresentata dalla Ternana, i cui calciatori vengono sì definiti rossoverdi in riferimento ai colori presenti nella maglia da gioco, ma sono più comunemente noti come fere.
La “fera” è un termine in dialetto ternano che significa “belva”; questo ha ben poco a che vedere sia con i colori sociali che con lo stemma degli umbri, riportante l’effigie di un drago su sfondo a strisce rosse e verdi. A marchiare indelebilmente i giocatori della Ternana come fere sono state le gesta di uno di loro, l’attaccante Sergio Tonini.
Nato a Canneto sull’Oglio in provincia di Mantova il giorno di capodanno del 1938, Tonini non riuscì a sfondare nel mondo del calcio ad alto livello, ma ebbe comunque modo di diventare un idolo locale proprio in quel di Terni. Diventa difficile ricostruire la sua carriera vista la scarsità di informazioni presenti nella Rete, ma la curiosità e lo spirito di condivisione di due appassionati ternani, i signori David Scarponi e Marco Barcarotti – che ringrazio per la preziosissima disponibilità a collaborare per la stesura di questo pezzo – hanno consentito di tracciare un quadro un po’ più preciso su Tonini; in tema di ringraziamenti, si segnalano anche il fondamentale aiuto degli utenti del forum di rossoverdi.com riguardo all’esperienza del giocatore in terra umbra.
Attaccante di movimento, Tonini disponeva di una caratteristica che generalmente veniva attribuita, in quell’epoca calcistica (siamo a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta), ai terzini e ai mediani: era un calciatore incredibilmente grintoso, cosa che fu particolarmente apprezzata dal pubblico di Terni. In corrispondenza della stagione 1963/64, che vide i rossoverdi promossi dalla D alla C e lo stesso giocatore lombardo protagonista assoluto del girone laureandosi capocannoniere con ben venti reti all’attivo, egli ricevette dai sostenitori ternani il soprannome di “fera”; questo, successivamente, sarebbe stato esteso a tutti i componenti di quella squadra e da allora accompagna le sorti dei calciatori della Ternana sino ai giorni nostri.
Prima di diventare “la fera” per eccellenza, Tonini era riuscito a togliersi qualche soddisfazione in carriera: membro delle giovanili del Brescia, tra il 1956 e il 1959 ebbe modo di totalizzare alcune presenze in B, incontrando nel proprio percorso calcistico compagni come il portiere Balzarini – futuro portiere di scorta nel Milan di metà anni Sessanta – , l’ala Dante Crippa – successivamente protagonista in A con le maglie di Padova, Juventus e Pescara – e il centravanti Nova, puntero dell’Atalanta dal 1959 al 1967. Di seguito ecco il tabellino di una gara del campionato cadetti 1958/59 tra Milan e Brescia in cui il mantovano partì titolare vestendo la maglia numero 7, ricavato dal sito magliarossonera.it.
MILAN - BRESCIA 2-1 – Arena Civica di Milano – 17 dicembre 1958.
Reti: 19' Grillo, 53' Meanti, 79' Conca
MILAN: Soldan (Ducati), C. Maldini, Trebbi, Pelagalli, Salvadore, Trapattoni, Bellini, Migliavacca, Meanti, Grillo (Barzaghi), Bacci, Meanti - All.: Arienti
BRESCIA: Balzarini, Ratti, Schiavone, Bertolini, De Giovanni, Lenzi, Tonini (Paterno), Conca, Taccola, Crippa (Nova), Vigni.
Arbitro: Saccardi di Mantova
Non risulta possibile stabilire dove Tonini abbia militato tra il 1959 e il 1962, ma il sito databaserossoverde.it rende possibile una ricostruzione del suo rendimento con la maglia della Ternana: nel 1962/63, l’attaccante lombardo mise a segno 12 reti in 27 presenze; la stagione successiva, come detto, il suo score migliorò sino a raggiungere le venti segnature in 33 gare. L’ultimo campionato in Umbria, datato 1964/65, lo vide autore di sei reti in venti presenze, che fecero di lui il secondo miglior realizzatore della squadra nonostante il salto di categoria.
Le informazioni sul web per ciò che riguarda Sergio Tonini finirebbero qui, se non fosse per un trafiletto dell’edizione lombarda di Repubblica.it che riporta della sua scomparsa per arresto cardiocircolatorio in un caldo giorno di fine estate del 2012, in cui viene dato più risalto alle circostanze della sua morte che non ai suoi trascorsi di giocatore di calcio; il popolare quotidiano lo definì semplicemente “ex ferroviere ed ex calciatore degli anni ’50-60”, senza approfondire sul tema.
A riportare alla memoria un personaggio che ha, nel suo piccolo, scritto parte della storia di un club che rappresenta una provincia di quasi centoventimila abitanti è stato il sig. Roberto Casini, che in una notte insonne decise di ricercare informazioni su Tonini; dopo aver appreso della sua dipartita, Casini affrontò un breve viaggio sino a Piadena, la cittadina in cui egli viveva, per recarsi dalla figlia del compianto ex calciatore.
La signora, dichiaratasi felice del fatto che ancora ci si ricordasse delle gesta del papà, precisò come questi abbia chiuso la carriera ancora giovane – appena ventinovenne – a L’Aquila, a seguito della rottura di un ginocchio. Inoltre ha mostrato al sig. Casini alcune foto tra cui una scattata il giorno della sfida contro il Milan sopra riportata, in cui Tonini contende palla nientemeno che a Giovanni Trapattoni.
Casini, successivamente, ha condiviso queste scoperte con i sigg. Marco Barcarotti e David Scarponi, curatori del sito memorierossoverdi.it, un vero e proprio archivio multimediale che presenta filmati esclusivi relativi alla Ternana dagli anni Trenta sino ad oggi. Barcarotti ha riportato questa esperienza in un post su Facebook, allegando ad essa le immagini della partita in cui Tonini realizzò l’ultima delle sue venti marcature della stagione 1963/64, vale a dire Ternana-Jesina del 17 maggio 1964.
A differenza di tanti altri, Tonini non avrebbe mai avuto una propria figurina o un titolo nelle prime pagine dei giornali sportivi. Il suo primato è tuttavia invidiabile: nonostante non abbia potuto esibire i trofei di chi può vantarsi di una carriera più luminosa della sua, l’ex attaccante mantovano resta uno dei pochi – se non l’unico – ad aver influenzato una tifoseria in maniera indelebile: il coro “forza Fere, alé” è a tutt’oggi parte integrante del tifo da stadio a Terni.










