Si dice spesso che per fare successo nel mondo dello spettacolo bisogni fare la cosiddetta gavetta, o volendo scomodare un altro modo di dire, si debba passare dalla porta di servizio. Esiste però anche qualcuno che, per finire sotto i riflettori del grande e del piccolo schermo, abbia dovuto prendere un'altra porta: quella di un campo da calcio.
Il nostro è Lorenzo Caccialanza, ragazzone di un metro e novanta nato a Cologno Monzese nel 1955. La sua carriera calcistica italiana non è semplicissima da ricostruire: un mini-articolo di un Guerin Sportivo del 1986 parla di trascorsi nel Meda – squadra che, a suo dire, gli provocò diversi dispiaceri, anche se non è dato di sapere per quale ragione – e nella Solbiatese, dove non va però confuso con l’omonimo Mario che nei primi anni Settanta difese i pali della squadra brianzola per poi darsi alla carriera di scrittore una volta terminata quella di calciatore.
Nonostante un interesse dell’Inter nei suoi confronti, la carriera da calciatore di Caccialanza non decollò, così il portierone lombardo decise di dedicarsi alla sua seconda passione, la recitazione. Si trasferì quindi nella cosiddetta Milano da bere per frequentare alcuni corsi in materia. Erano gli anni in cui nella TV italiana godeva del suo massimo successo il giornalista e coach cestistico Dan Peterson, amato per il suo buffo accento oltre che per le proprie competenze sportive. “Se ha successo lui, perché non posso averlo anche io?”, pensò con un po’ di faccia tosta Caccialanza, che nel 1985, dopo essere stato rifiutato dal Piccolo Teatro perché ritenuto troppo vecchio, prese armi e bagagli e si trasferì in California in cerca di fortuna.
Le difficoltà, tuttavia, non mancarono nemmeno in quel di Los Angeles, dove pur proseguendo gli studi presso il noto maestro di recitazione Dominic De Fazio, non riusciva a ottenere successo nei vari provini che svolgeva tra una lezione e l’altra. Il suo difetto era quello di apparire troppo poco italiano rispetto ai comuni stereotipi che volevano il personaggio proveniente dallo Stivale come piccoletto e baffuto, vale a dire con caratteristiche fisiche e somatiche diametralmente opposte rispetto alle sue.
Incassati i primi insuccessi, Caccialanza si rifugiò nuovamente nell’altro amore della sua vita, il calcio. Le vecchie USL e NASL erano appena stata dismesse, non c’era più un vero campionato nazionale statunitense, ma il calcio professionistico in America sopravvisse grazie alla volontà di alcune squadre della costa occidentale che diedero vita alla Western Alliance Challenge Series, divenuta nel 1986 Western Soccer Alliance.
Benché le squadre fossero pochissime, appena cinque – un numero irrisorio se si pensa che la competizione coinvolgeva anche alcuni club del Canada – Hollywood aveva una propria squadra, i Kickers, guidati dal tedesco Dieter Hochheimer, un ex centrocampista d’attacco che spese gran parte della sua carriera di calciatore nella Zweite Bundesliga. La squadra della Mecca del cinema aveva bisogno di un portiere, che trovò in Caccialanza. Rispolverati i guantoni, l’ormai trentunenne estremo difensore con ambizioni da attore divenne uno dei protagonisti assoluti di quella stagione.
Disse di lui Hochheimer: “Lorenzo è la nostra spina dorsale, ha tenuto un rendimento costante ma è stato capace anche di autentici miracoli”. Il suo rendimento fu suffragato dai numeri: dodici le partite giocate, bassissima media di gol subiti e soprattutto una gran propensione nell’avere la meglio sugli attaccanti durante gli shoot-out, una pratica in uso nel calcio statunitense degli anni Ottanta in sostituzione dei calci di rigore in caso di parità. L’attaccante partiva a trenta metri dalla porta e aveva cinque secondi di tempo per segnare: un suo eventuale fallimento era l’equivalente di un rigore sbagliato.
In quell’anno gli Hollywood Kickers si aggiudicarono la stagione, con Caccialanza protagonista decisivo nella corsa verso il titolo. Nonostante una carriera sportiva che poteva dargli ciò che gli era stato tolto in Italia, il portiere brianzolo decise di non desistere dai propri propositi di sfondare nel mondo della TV o del cinema e riprese così a dedicarsi alla recitazione. Non abbandonò tuttavia del tutto il calcio, in quanto dopo averlo praticato in prima persona, divenne un collaboratore tecnico nella Marlborough School di Los Angeles.
Non è dato di sapere la parentesi pallonara agli Hollywood Kickers sia stata un veicolo per avere una maggior visibilità o un semplice portafortuna, ma resta il fatto che dopo di essa la carriera artistica e la notorietà di Caccialanza hanno subito una notevole impennata.
Correva l’anno 1988, sul grande schermo compariva il primo episodio della saga di Die Hard, che in Italia fu distribuito con il titolo di Trappola di Cristallo. Il protagonista è naturalmente Bruce Willis nei panni del poliziotto John Mc Clane, ma il nostro Caccialanza riesce a ritagliarsi uno spazio di qualche minuto nei panni del terrorista Marco. La sua comparsata non fu delle più fortunate, se si pensa che venne trucidato da sotto un tavolo da un Mc Clane quasi spacciato.
Per piccola che fosse, la parte in Trappola di cristallo è la prima che Caccialanza riesce a interpretare in una produzione a stelle e strisce. Da cosa nasce cosa, e di lì a poco l’ormai ex portiere venne scritturato per ruoli secondari in svariate serie TV. Per quanto non fosse ancora affermato, nel 1989 Caccialanza ebbe una storia di circa sei mesi nientemeno che con Jane Fonda.
Come spesso capita in certi casi, Caccialanza divenne più famoso per essere stato insieme a un’icona del mondo hollywoodiano che non per le sue capacità davanti alla macchina da presa. Come riferisce il blog Icon di Panorama, più avanti avrebbe raccontato ai giornali scandalistici dell’epoca, riferendosi alla bionda attrice: “Quando si distendeva accanto a me, nuda e disinvolta, mi sembrava di guardare un quadro di Modigliani", mentre ogni volta che lo abbracciava, lei diceva: “Ma lo sai che ti stai portando a letto una leggenda di Hollywood?”.
Di certo la diva non si dimostrava particolarmente umile al cospetto del portiere-attore, di diciotto anni più giovane di lei, se è vero che un’altra frase pronunciata dall’aitante Lorenzo fu: “Io a Jane Fonda dicevo: «Guarda che luna», e lei mi rispondeva: «Ma ti rendi conto di che donna hai al fianco, di quante cose importanti ho fatto io in confronto a te?»”.
Al di là dell’avventurosa love-story, che terminò dopo l’innamoramento della Fonda per il facoltoso imprenditore Ted Turner – con cui sarebbe poi stata sposata dal 1991 al 2001 – il 1990 fu l’anno della svolta per Caccialanza. Impegnato nel ruolo di don Domenico Soriano, il protagonista della commedia Filumena Marturano di Eduardo de Filippo messa in scena nel piccolo ma prestigioso Court Theatre di Los Angeles, fu notato dai produttori della serie Knots’ Landing, una sorta di spin-off di Dallas.
La sua struttura fisica, che per tante volte l’aveva osteggiato nell’acquisizione di determinati ruoli, in questo caso gli fu amica: fu ritenuto infatti perfetto per la parte di Nick Schillace, enigmatico fidanzato di Anne Matheson (interpretata da Michelle Phillips) nonché seduttore dal look impeccabile. Inizialmente scritturato per poche puntate, il suo personaggio piacque al pubblico e fu riproposto nelle tre stagioni successive, arrivando così sino alla conclusione della serie.
Dopo il 1993, Caccialanza divenne una presenza abituale, sebbene saltuaria, in diverse serie prodotte negli Stati Uniti, da Acapulco H.E.A.T. a La signora in giallo, passando per alcune puntate di Beautiful e Renegade. Non solo: riuscì a mettere all’attivo anche alcune particine in svariate commedie all’americana come Oggi sposi… niente sesso e Quel mostro di suocera nei primi anni Duemila. In questo periodo trovò inoltre un altro ruolo fisso, quello di Nico nella soap opera Il tempo della nostra vita.
Tra un ruolo e l’altro in America, Caccialanza riuscì anche a tornare in Italia nel 2005 venendo scritturato per una fiction intitolata 1200° - La verità in fondo al tunnel, con cui lavorò con nomi a noi noti quali Ettore Bassi, Rosalinda Celentano e Flavio Insinna.
Nell’ultimo periodo la produzione televisiva e cinematografica di Caccialanza si è diradata: l’ultimo lavoro che lo riguarda, Monkey Mind, si tratta di un corto risalente al 2010 che lo vede come protagonista nell’interpretazione – tanto per cambiare – di un amante italiano. Da allora, non si hanno più notizie su Internet dell’attore italo-americano (la stessa Wikipedia in lingua inglese lo definisce “americano di origine italiana”) in merito a contenuti fruibili dal grande pubblico.
Da Bruce Willis a Jane Fonda, da Angela Lansbury a Lorenzo Lamas: Caccialanza non è forse mai riuscito a recitare un ruolo da protagonista in TV o nel grande schermo, ma c’è da credere che possa andare a raccontare in giro di aver avuto più di una soddisfazione durante la propria carriera professionale. Non potrà tuttavia mai dimenticare che il suo primo vero successo in terra americana lo ebbe grazie a un pallone e alle sue doti da goalkeeper, con un titolo vinto alle spalle e tanti ciak che più avanti avrebbero preso il posto degli shoot-out di quel glorioso 1986.
*** AGGIORNAMENTO 15/10/2017 ***
Una fonte diretta permette a questo sito di avere delle novità freschissime sul conto di Caccialanza: Luca Creta, filmmaker e concittadino dell'attore, ha scelto di contattarmi in privato per informarmi del prossimo impegno dell'attore nella produzione “Hitchhiker: An american story”, un film diretto dallo stesso Creta e in programma per il 2018. Per sua gentile concessione, è inoltre possibile riportare qui una foto che ritrae, tra gli altri, gli stessi Caccialanza e Creta al Los Angeles Web Fest tenutosi nel 2017 presso i Sony Pictures Studios. 










