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La figurina Panini è qualcosa un più di un semplice ritaglio di carta adesiva: essa, per anni, ha infatti rappresentato lo status symbol di un calciatore. Un ragazzo che desidera diventare un giocatore di calcio professionista non può non annoverare tra i propri sogni quello di vedere la propria immagine circolare tra le bustine degli edicolanti, tra le mani degli appassionati che ne fanno un oggetto di scambio più o meno prezioso e, infine, negli album che in parecchi casi finiscono con il far parte dei ricordi di una vita di tante persone.

Ora la raccolta si è evoluta garantendo un maggior numero di informazioni e di figurine a ogni squadra, in nome del progresso di questo sport che ha portato a un collettivo aumento del numero dei giocatori in rosa insospettabile sino a venti-trent’anni fa. Ma se oggi basta essere dei comprimari che si dividono tra panchina e tribuna per avere la propria figurina, una volta bisognava, per così dire, “meritarsela” ritagliandosi un certo spazio sul campo. A meno che la rosa in questione non fosse talmente ristretta che, paradossalmente, le figurine dedicate a una singola squadra risultavano essere più di quanti non fossero i giocatori della stessa.

Storicamente è l’eccezione, e non la regola, a far notizia, e di queste eccezioni ne esiste una clamorosa: c’è stato infatti un calciatore che può vantarsi di esser stato ripreso in figurina in una delle principali squadre italiane sebbene nella propria breve carriera non abbia mai giocato una partita in A né una in B. Il nostro è Riccardo Bulgarani, che nell’album Calciatori Panini 1979/80 figura come centravanti/ala tra le riserve dell’Inter futura vincitrice del campionato. Solo ad altri due giocatori, entrambi accreditati come portieri di riserva, toccò una sorte simile: Enrico Zazzaro nel Napoli 1985/86 e Luca Alidori nella Roma 1990/91.

Classe 1961, discreto fisico per l’età ancor giovanissima, Bulgarani vide la luce in quella Busseto che diede i natali a Giuseppe Verdi. L’Inter lo pescò dal Parma nel 1978; con i ducali fece in tempo a mettere insieme tre presenze in C, per poi andare a rinforzare la squadra Primavera dei nerazzurri. Furono verosimilmente proprio quelle uniche tre presenze nei professionisti di due anni prima a valergli la famosa figurina, in un anno in cui eccezionalmente i giocatori riprodotti per ciascuna squadra erano 17 e l’Inter ne utilizzò, durante tutto il campionato, appena 16; tra questi ritroviamo un altro giocatore che fu figurinato in quell’annata nonostante l’unica presenza messa  a referto, vale a dire il centrocampista Occhipinti; a differenza di Bulgarani egli sarebbe però diventato un habitué delle raccolte Calciatori degli anni Ottanta.

“Il Bulgaro”, come sarebbe stato ribattezzato più avanti, aveva le stimmate del predestinato: in due stagioni al Parma segnò 125 gol portando la squadra Allievi ad aggiudicarsi per due volte di fila lo scudetto che vedeva impegnate le squadre di C; il giovanissimo attaccante si alternava tra la categoria di appartenenza dei suoi coetanei, la Berretti e la prima squadra. Tanta fatica fu premiata dalla chiamata dell’Inter, con il presidente dei ducali Ernesto Ceresini che accompagnò personalmente il ragazzo all’ombra della Madonnina.

Come tuttavia spesso capita, il destino di certe stelline è avverso e quello di Bulgarani si presentò sotto forma di una malattia curata male ai tempi del servizio militare che rischiò di costargli la perdita di un occhio; l’intervento sapiente del prof. Cordella lo salvò dalla cecità, ma la menomazione alla vista rimase condizionando pesantemente la sua carriera di calciatore.

Bulgarani all’Inter rimase due anni, senza mai vedere il campo in prima squadra come già anticipato. Dopo il campionato che lo vide ritratto in figurina, il giovane centravanti venne spedito a Latina. In un calcio in cui la maturazione di un ragazzo del vivaio è meno controllata rispetto ad oggi, l’Inter pensò bene di farlo misurare con i polverosi campi della serie C2. Nonostante i soli diciannove anni di età, Bulgarani se la cavò dignitosamente: sette gol in ventisette presenze alla sua prima esperienza da titolare rappresentarono comunque un discreto approccio alla realtà dei “grandi”.

Per quanto non disprezzabile, il bottino del giovane bussetano non poteva naturalmente rappresentare un banco di prova sufficiente per tornare stabilmente alla casa madre: di rientro dal prestito in terra pontina, l’Inter spedì Bulgarani nuovamente in prestito, stavolta dandogli modo di tornare nella sua Parma.

Una volta, tanto tempo fa, qualcuno che sarebbe poi diventato molto noto inaugurò il detto “nessuno è profeta in patria”: questa frase, purtroppo, rappresenta perfettamente l’esperienza di Bulgarani nella sua stagione parmigiana del 1981/82: tredici presenze e zero gol in C1, vanificando quanto di buono fatto vedere l’anno prima.

Nonostante i soli ventuno anni di età, la Beneamata dimostrò di non credere più di tanto in quel ragazzo, rimandandolo in C2 dove avrebbe vestito la maglia del Legnano. La cessione, stavolta, non avvenne in prestito ma in comproprietà: al termine dell’annata, Bulgarani mise a referto tre gol in diciannove gare, evidentemente insufficienti per garantirsi un futuro a tinte nerazzurre. Il Legnano, capace comunque di centrare la promozione in C1, lo riscattò e dal 1983 divenne interamente un giocatore di proprietà dei lilla.

L’esperienza, tuttavia, durò poco: la nuova opportunità nel terzo gradino del calcio nazionale non fu sfruttata appieno da Bulgarani, che dopo un campionato contraddistinto da nove presenze senza reti, si trasferì nella vicina Busto Arsizio, dove lo aspettava la Pro Patria per un nuovo campionato di C2. Con la maglia biancazzurra, la punta emiliana ritrovò un posto da titolare, ma dopo cinque gol in trentaquattro partite fu di nuovo il momento di fare le valigie, destinazione Olbia.

In Sardegna Bulgarani scese di un altro gradino trovandosi addirittura in Interregionale, ma fu finalmente protagonista: con la maglia dei bianchi il centravanti mise a segno dodici reti in trenta presenze, contribuendo in maniera determinante alla promozione dei galluresi in Serie C2. Confermato, l’anno dopo non seppe ripetersi agli stessi livelli (stesso numero di gare, ma appena tre segnature a referto) e nel 1987 cercò nuova fortuna a Celano, dove però si limitò a siglare due gol in diciannove partite.

Quella in Abruzzo fu l’ultima puntata tra i professionisti per Bulgarani: dopo essere passato al Viadana, scelse di chiudere la carriera ad appena trent’anni nella sua Busseto. Tuttora figura di spicco del calcio locale, legato a doppio filo con la squadra della città di cui è stato allenatore per lungo tempo, dopo aver chiuso con il pallone ad alto livello, il “Bulgaro” riprese a dare una mano al padre muratore, mostrando una grande passione per la materia.

Affascinato dalle sempre più evolute tecniche di costruzione edile e stradale, Bulgarani decise di diventare imprenditore del settore, avviando un’azienda e ampliandola in breve tempo, rimanendo attivo nell’ambito delle pavimentazioni e delle opere di urbanizzazione. La Gazzetta di Parma lo ribattezzò, in un’intervista di qualche anno fa, con l’epiteto di “bomber con la ruspa”, evidenziando come la forza di volontà mostrata in campo fosse stata l’arma vincente in quella che si sarebbe rivelata l’avventura professionale della sua vita.

Gran tifoso del Torino, il Bulgaro mostra anche una buona confidenza con la rete internautica oltre che con quella delle porte avversarie: attivo sui social, il suo account su facebook lo ritrae tuttora con la maglia del Parma nella citata stagione 1981/82. Poco importa se, allora, non andò benissimo: chi altri può vantarsi, contemporaneamente, di essere sia il bomber con la ruspa che di comparire in una figurina Panini (quasi) unica nel suo genere?