A ogni turno di campionato, milioni di tifosi in tutta Europa esultano per un gol della propria squadra. Le emozioni che ciascuno di loro prova in quel momento rendono lo stesso apparentemente unico, nonostante in realtà parliamo di qualcosa che si ripete con una certa frequenza.

Il momento del gol è la sublimazione di tutti gli altri che lo precedono e ne compongono la preparazione. Può essere un’azione corale, un tiro da fuori, una serpentina chiusasi con un beffardo pallonetto a scavalcare il portiere, un calcio di rigore, un’autorete o, in casi estremi, perfino un rinvio del portiere. La cosa certa è che un gol desterà sempre un’emozione diversa, per quanto fuggevole e pronta a cedere il passo alla prossima.

Come per tutte le cose, anche la pratica del gol ebbe un suo inizio e per fortuna questo ricade in un periodo storico in cui l’uomo aveva già acquisito coscienza dell’importanza di documentare gli avvenimenti sportivi. Non è così stato troppo difficile rintracciare coloro che per primi hanno scritto il loro nome nel tabellino marcatori dei massimi campionati italiano, spagnolo, inglese e tedesco. Si fa ovviamente riferimento ai campionati a girone unico per ciascuna di queste nazioni, in quanto la data di inizio di ognuno di essi può esser vista come le autentiche Colonne d’Ercole tra un calcio pionieristico e uno di stampo decisamente più attuale.

SERIE A – ITALIA

La prima edizione della serie A è targata 1929/30 e la data di inizio del campionato è il 6 ottobre del 1929. La partita da consegnare agli annali è Pro Vercelli-Genoa, a quei tempi pluriscudettate protagoniste del nostro campionato. Passano appena 5 minuti di gara e il venticinquenne centrocampista Luigi Bajardi – contrassegnato nella notazione del tempo come Bajardi I, per distinguerlo dal fratello e compagno di squadra Alfredo – infilò il portiere genoano De Prà portando temporaneamente in vantaggio le bianche casacche piemontesi. La gara sarebbe terminata 3-3, di seguito il tabellino completo.

Vercelli, 6 ottobre 1929.     Ia  G. 

Pro Vercelli-Genova    3-3 

Marcatori: Bajardi I al 5', Chiecchi al 15' e al 27', Ferraris su autorete al 31' del p.t., Santagostino al 15' e al 29' della ripresa.

PRO VERCELLI: Scansetti, Zanello, Dellarole, Ferraris, Ardizzone, Pensotti, Casalino, Seccatore, Bajardi I, Baiardi II, Santagostino.

GENOVA: De Prà, Spigno, Moruzzi, Gilardoni, Albertoni, Barbieri, Levratto, Chiecchi, Banchero, Bodini, Puerari.

Arbitro: Carraro di Padova.

La parabola sportiva di Luigi Bajardi, vercellese purosangue, è legata a doppio filo con quella della squadra della sua città, di cui ha vestito la maglia in 190 occasioni siglando 51 reti, in dodici stagioni complessive disputate (nel 1931-32 non scese mai in campo, ma bisogna ricordare che parliamo di un calcio ancor privo delle sostituzioni a partita in corso). Durante il secondo conflitto mondiale, Bajardi fu anche allenatore della Pro che nel mentre era scesa di categoria sino alla serie C. Chiusa la carriera di allenatore nel 1947 al termine di una breve esperienza sulla panchina del Novara, morì nella sua Vercelli all’età di 73 anni.

LA LIGA- SPAGNA

Stesso anno, il 1929, e stesso minuto, il quinto. Questo sottile filo lega il campionato italiano con quello spagnolo, che però vide la prima marcatura della sua storia qualche mese prima rispetto a quanto accadde con quello dello Stivale.

Era il 10 febbraio e si giocava, nell’ancor nuovo impianto del Sarrià – che molti anni dopo sarebbe rimasto nei cuori e nelle menti di tanti italiani come il teatro dell’indimenticabile Italia-Brasile del mundial 1982 – la gara di campionato tra i locali dell’Espanyol e i baschi del Real Unión Club de Irún.

L’Espanyol, che appena una settimana prima aveva vinto il primo titolo della propria storia aggiudicandosi la Copa del Rey ai danni del Real Madrid per 2-1, applicò una sorta di turnover ante-litteram, in cui trovarono spazio anche giocatori che la settimana prima non erano tra i titolari nelle fila dei blanquiazules. Tra questi figurava la diciottenne ala Josep Pitus Prat. Fu proprio lui a siglare il gol che sbloccò la partita, che terminò con il risultato di 3-2  per la squadra di casa.

Questa la cronaca originale del quotidiano “El Mundo Deportivo” relativamente alla storica marcatura: Vantolrá y Oramás en una de sus combinaciones crean el peligro ante Emery; Oramás chuta y la pelota rebota en un irundarra dirigiéndose con mal efecto hacia el goal. Prat, oportuno y bien colocado, entra contra ella y sin perder momento la serenidad seguro y calculando, cuela el primer goal, que es recibido con la ovación que es de suponer. Che tradotto in parole povere, configura la rete del giovanissimo attaccante come una giocata da opportunista su un pallone vacante in area. Curiosità: se fu Prat a siglare il primo gol de La Liga, il primo portiere a subirlo fu il nonno di Unay Emery, ex tecnico di Siviglia e Paris Saint-Germain.

In quella stagione Prat giocò poco, appena sei gare su diciotto complessive. Il prosieguo della carriera fu però di tutto rispetto: già nell’annata successiva guadagnò i galloni da titolare nell’Espanyol e all’età di ventuno anni debuttò nella nazionale spagnola in un’amichevole contro il Portogallo. Prese parte anche alla gara che a tutt’oggi rappresenta la vittoria più larga delle Furie Rosse, il 13-0 contro la Bulgaria, ma curiosamente non riuscì a mettere a referto alcuna delle marcature: nelle uniche quattro gare disputate con la selezione iberica, Prat non andò infatti mai a segno.

La carriera di Prat, in piena fase ascendente, subì un brusco stop nel 1936, in corrispondenza con lo scoppio della guerra civile spagnola. L’interruzione dei campionati ne interruppe le velleità di crescita prima ancora che potesse compiere i venticinque anni e, quando le attività calcistiche ripresero, il giocatore catalano viaggiava per i ventotto. Senza particolare possibilità di allenarsi e a un’età agonisticamente “anziana” per quei tempi, ebbe modo giusto di abbandonare Barcellona per vestire, per una sola – incolore – annata i colori del Real Madrid, salvo poi ritirarsi dal calcio giocato non ancora trentenne.

Terminata la carriera agonistica, Prat tentò senza troppa fortuna la strada di allenatore nelle panchine del Mallorca, del Torrelavega e del Granollers; una volta uscito definitivamente dal calcio, si riciclò come funzionario comunale. Morì nel 1988 nella sua Barcellona.

BUNDESLIGA – GERMANIA

Se le storie dei primi gol in Italia e in Spagna erano in qualche modo accomunate tra loro, in Germania il quadro muta completamente: cambia infatti il periodo storico (siamo nel 1963, anno di nascita della Bundesliga per come la conosciamo oggi), il minuto in cui è stato siglato il gol e perfino la caratura del protagonista. Se infatti sia Bajardi che Prat non raggiunsero grandi picchi di gloria nella loro carriera, ben diverso fu il percorso calcistico di Friedhelm Konietzka, da tutti detto Timo per la propria somiglianza con il generale sovietico Semyon Timoshenko.

Konietzka, centravanti del Borussia Dortmund, era infatti uno degli attaccanti più importanti della Germania Ovest. Nato a Lünen nel 1938, iniziò la carriera con i gialloneri arrivando a vincere il campionato nazionale proprio nella stagione che precedeva l’istituzione della Bundesliga.

Il 24 agosto del 1963, il Borussia Dortmund campione in carica andava a far visita al Werder  Brema: pronti via e subito Konietzka timbra il cartellino firmando un gol tanto storico quanto inutile ai fini del risultato conclusivo; il Werder, infatti, avrebbe ribaltato la situazione sino a portarsi sul 3-1 e a nulla valse la seconda rete dello stesso Konietzka a gara praticamente terminata. Quell’anno il Dortmund avrebbe chiuso al quarto posto e l’attaccante nativo della Renania avrebbe messo a referto ben venti marcature, stabilendosi così al secondo posto della classifica marcatori, come del resto gli capitò anche nelle due annate seguenti.

Osteggiato dal CT Sepp Herberger che lo bollava come “inconsistente”, Konietzka non ebbe fortuna con la maglia della nazionale – appena nove presenze e tre reti nel suo personale curriculum – ma riuscì comunque ad aggiudicarsi da protagonista una coppa di Germania sempre con il Dortmund nel 1965 e un campionato con il Monaco 1860, a cui venne ceduto durante l’estate di quello stesso anno, nel 1966.

Alla chiusura dell’attività agonistica seguì una lunga carriera di allenatore, spesa principalmente tra Svizzera – si laureò per tre volte consecutive campione con lo Zurigo, dal 1973 al 1976 – e Germania. Divenne cittadino elvetico nel 1988 e, dopo aver chiuso con il mondo del calcio nel 1994, si ammalò di un tumore che lo condusse all’amara decisione di porre fine alla propria vita attraverso la pratica dell’eutanasia nel 2012, in una clinica del Canton Svitto.

FOOTBALL LEAGUE & PREMIER LEAGUE – INGHILTERRA

Nel caso dei maestri del calcio va fatto un distinguo: da precursori assoluti di questo sport, gli inglesi arrivarono prima anche nel concepire un campionato a girone unico, per l’appunto la Football League, nel lontano 1888; bisogna però fare un salto di oltre un secolo – nel 1992 per la precisione – perché si arrivasse all’attuale denominazione di Premier League.

Solo in tempi relativamente recenti si è riusciti, grazie alle ricerche degli storici sportivi Mark Metcalf e Robert Boyling, a dare un nome e un volto al primo marcatore storico del massimo campionato britannico.  Per tanti anni si pensò che tale titolo spettasse a uno tra Fred Dewhurst del Preston North End e Gershom Cox dell’Aston Villa, ma in realtà a meritare  un posto nella storia è James Kenyon “Kenny” Davenport del Bolton Wanderers.

Tanta difficoltà nello stabilire univocamente chi fosse il primatista assoluto tra i tre è determinata, oltre che dalla limitatezza di fonti, anche dalle particolari abitudini del tempo. Questi i termini della contesa, chiariti dal sito wsc.co.uk.

Il giorno in questione è l’8 settembre del 1888: Dewhurst segnò il primo dei suoi tredici gol in campionato dopo appena tre minuti della gara tra Preston e Burnley, terminata con il risultato di 5-2 per i suoi. Tale match prevedeva il proprio calcio d’inizio alle ore 15.50, pertanto la rete in questione sarebbe stata siglata alle 15.53.

Il primo gol di Aston Villa-Wolverhampton Wanderers, segnato per l’appunto da Cox, non fu invece certo una marcatura lampo: arrivò infatti dopo mezz’ora, ma in quel caso la gara, almeno stando alle fonti inizialmente note, iniziò alle ore 15; conseguentemente, l’1-0 dei Villans fu messo a referto alle ore 15.30. A sconvolgere però questa tesi è stato il ritrovamento di un quotidiano del tempo, il Midland Evening News del September 7 del 1888, che riportava come orario di inizio della gara le 15.30, spostando conseguentemente l’ora della marcatura alle 16. Si consideri che le gare non potevano in nessun caso iniziare prima dell’orario previsto, ma era abbastanza frequente che la loro partenza potesse essere posticipata in virtù della consuetudine dell’epoca di attendere l’arrivo dei tifosi ospiti prima del calcio d’inizio.

In che modo Davenport si colloca tra i due contendenti storici è presto detto: il match che vedeva opposte Derby e Bolton iniziò alle 15.45 e il giocatore degli Wanderers trovò la via della rete dopo appena due minuti, quindi alle 15.47. Un primato che si è quindi deciso per una manciata di minuti in un’era in cui la contemporaneità delle gare era cosa affatto scontata.

Ancorché si parli di tempi pionieristici, il calcio inglese di allora conosceva già la realtà del professionismo e in essa Davenport si collocava come un giocatore di tutto rispetto. Inquadrabile, al netto delle differenze tattiche con il calcio di oggi, come un interno destro di centrocampo, conta nel proprio palmares due gare – senza reti – con la propria nazionale. A quei tempi il calcio non si era ancora esteso al di là delle isole del Regno Unito, che vedeva ancora l’Irlanda tra le nazioni sotto la propria egida. Proprio contro la rappresentativa irlandese e contro quella del Galles Davenport giocò le uniche due partite con la bianca casacca dei Leoni d’Albione.

La carriera di Davenport a livello di club iniziò nel piccolo Gilnow Rangers  ma si articolò principalmente nel Bolton Wanderers, nel quale militò per dieci stagioni consecutive. Avrebbe poi chiuso nei semiprofessionisti del Southport Central. Scomparse quarantaseienne nel 1908, ma la sua memoria è tuttora preservata nella città di Bolton, in cui gli è stata dedicata una targa a riconoscimento dello storico gesto.

Decisamente meno avvolto nel mistero, per ovvie ragioni, il primo gol siglato nell’attuale Premier League. A segnarlo fu il centravanti dello Sheffield United Brian Deane al 5’ della sfida contro il Manchester United. Era il giorno di ferragosto del 1992 e Deane, con una propria doppietta, stese gli uomini di Sir Alex Ferguson a cui non bastò la sola marcatura del gallese Hughes venuta dopo il raddoppio su rigore dell’attaccante nato a Leeds.

Per quanto non arrivò mai ad affermarsi a livello internazionale – conta infatti appena tre presenze senza reti in nazionale – le lunghe e significative esperienze con le maglie di Sheffield United, Leeds United, West Ham, Leicester e Middlesbrough fanno di Deane uno degli attaccanti più rappresentativi del calcio inglese tra gli anni Ottanta e i Novanta. Nel suo percorso di carriera anche due puntate all’estero con i portoghesi del Benfica e gli australiani del Perth Glory. Recentemente, nelle vesti di allenatore, è stato alla guida dei norvegesi del Sarpsborg 08.

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