L'angolo della nostalgia
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Qui non si parla di vintage: si parla di vera e propria mitologia.
Ormai siamo nell'epoca in cui, se si vuole acquistare un'auto, si ha l'imbarazzo della scelta: le case produttrici straniere hanno invaso il mercato, a discapito di quelle italiane che resistono perlopiù con il nome di Fiat o al massimo con quelli di Alfa Romeo e Lancia, conservati per questioni puramente di appeal ma sempre facenti capo alla casa automobilistica torinese. Le Autobianchi e le Innocenti non esistono più da tempo, soppiantate dalle varie Dacia, Skoda, Chevrolet e chi più ne ha più ne metta.
Una volta non era così. Erano i ruggenti Anni Ottanta e un bambino come me, che all'epoca aveva cinque-sei anni circa, non aveva difficoltà a riconoscere tutti i (pochi) modelli di auto che vedeva per strada; roba che se un domani dovesse farla un mio ipotetico figlio, lo porterei subito ad una visita di controllo. Giuro: se scopro che un bimbo di prima elementare conosce tutti i modelli della Daihatsu presenti sul mercato italiano, inizio a preoccuparmi seriamente. Allora, dicevo, la scelta delle macchine era decisamente meno ampia rispetto a quella di oggi, per quanto la concorrenza estera - in particolare delle case automobilistiche francesi e tedesche - si stesse facendo sempre maggior strada nel mercato italiano. La Fiat, che oltre all'eterna Panda aveva praticamente avuto un buon riscontro di mercato solamente dalla Uno - la Ritmo era sul viale del tramonto, la Regata si inseriva in una fascia di mercato con concorrenza spietata, la Croma era un'ammiraglia e in quanto tale non certo destinata a diventare un prodotto nazionalpopolare e l'Argenta che... già, chi se la ricorda la Fiat Argenta? -, aveva bisogno di trovare un nuovo colpo di genio.
Ed è qui che entra in gioco la FIAT DUNA.
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E va bene: nell'introduzione di questa tipologia di articoli dico chiaramente che il termine vintage, per me, indica un lasso di tempo che parte da vent'anni fa sino a una data imprecisata tornando a ritroso nel tempo; nonostante questo, la prima puntata di questa mia adamubrica è incentrata su un argomento che si focalizza su un'abitudine propria dei teenager di circa 10-15 anni fa, vale a dire il realizzare la propria suoneria per il cellulare.
Sorrido all'idea di proporre una cosa del genere ai pari generazione dei giorni nostri. Al di là del fatto che se un ragazzo nato nel 1995 si dovesse imbattere in questa pagina difficilmente capirebbe di cosa sto parlando, risulta sorprendente come questa moda, un tempo all'avanguardia, in brevissimo tempo sia stata dimenticata dal sempre più nutrito popolo di utilizzatori dei telefoni cellulari.










